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Un altorilievo raffigurante l'Apparizione della Madonna della Misericordia a Roma

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La chiesa di San Nicola da Tolentino si trova a Roma, nel rione Trevi, nella omonima via, nei pressi di piazza Barberini. La costruzione fu iniziata dagli Agostiniani Scalzi a partire dal 1620 per opera dell’architetto Carlo Butti, al quale seguirono Giovan Battista Mola, Martino Longhi il giovane, ed infine Giovan Maria Baratta, che concluse la costruzione tra il 1654 ed il  1658 su finanziamento dei Principi Pamphilj.
La facciata della chiesa fu realizzata da Francesco Buzio nel 1670.
L’altar maggiore, così come gli altri altari della chiesa, è opera dello scultore Alessandro Algardi (Bologna, 27 novembre 1598 – Roma, 10 giugno 1654); sopra l’altare, in una nicchia, vi è un gruppo di statue raffiguranti la Visione di San Nicola da Tolentino con la Vergine, S. Agostino e S. Monica.
Nella prima cappella a sinistra è rappresentato il Santo Sepolcro di Gerusalemme.
La seconda cappella di destra ospita il monumento funebre del Cardinal Krikor Bedros XV Agagianian, cardinale e patriarca cattolico armeno (Akhaltsikhe, Georgia, 18 settembre 1895 – Roma, 16 maggio 1971).
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All’interno del tempio si trovano le sepolture di oltre duecento nobili esponenti dell’aristocrazia del tempo e, fra le altre, anche quella di Sebastiano Albani (Savona, 1567 – Roma, 10 novembre 1630) che fu Vescovo di Sagona e Calvi, in Corsica, tra il 1625 ed il 1630.
All’interno della chiesa, si distingue la seconda cappella a sinistra intitolata ai Gavotti, sormontata dallo stemma della nobile famiglia savonese. Il disegno della cappella fu commissionato da Giovanni Battista Gavotti poco prima del 1658 all’artista aretino Pietro Berrettini, più noto come Pietro da Cortona (Cortona, 1° novembre 1596 – Roma, 16 maggio 1669): egli realizzò il progetto in maniera mirabile, riuscendo a rendere un’idea di monumentale vastità in uno spazio angusto e ristretto. Sopra l’altare della cappella è sistemato un grande altorilievo marmoreo raffigurante l’Apparizione della Madonna della Misericordia al Beato Antonio Botta, opera di Cosimo Fancelli (Roma, 1° luglio 1618 – Roma, 3 aprile 1688), realizzata tra il 1667 ed il 1668.
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La cappella, ornata di marmi eleganti e di splendide decorazioni, capolavoro del Barocco romano, è inoltre impreziosita dalla presenza di due statue, di San Giuseppe, sulla destra, realizzata da Ercole Ferrata (Pellio Intelvi, Como, 1610 – Roma, 10 luglio 1686), e di San Giovanni Battista, sulla sinistra, scolpita da Ercole Antonio Raggi (Vico Morcote, Canton Ticino, 1624 – Roma, 1686). Spiccano poi, sui due lati della cappella, i busti di Carlo Gavotti (1706) e di Giulio Gavotti (1661), quest’ultimo del Fancelli, con le relative sepolture.
All’interno della cupola della cappella, infine, è dipinta una Gloria di angeli, che fu iniziata da Pietro da Cortona e, alla morte di questi, fu completata da Ciro Ferri (Roma, 3 settembre 1633 – Roma, 13 settembre 1689).
Nell’annesso convento, dopo gli Agostiniani scalzi, vi dimorarono le monache dette Battistine; oggi vi risiede il Pontificio Collegio Armeno, nel cui rito è officiata la chiesa.
Giuseppe Milazzo

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