Il dopoguerra, con i suoi fermenti di rinnovamento, produce nuove iniziative nell’editoria, stimolato da nuovi personaggi, anche extracalcisitici, come la rivalità Coppi- Bartali, e da nuove invenzioni: l’avvento della schedina spinse le persone a cercare notizie che aiutassero ad uscire vincitori nelle scommesse, i giornali si adattarono fornendo nuove pagine di statistiche.
Nel 1945 videro la luce “Tuttosport” e “Stadio” (che anni dopo si fonderà con il “Corriere dello Sport”), nel 1961 arrivano le figurine “Panini”. Col tempo nascono anche le discussioni, e allora le testate sportive si fanno portavoce anche di dibattiti fra i migliori giornalisti sportivi che abbiamo mai avuto. Il difensivista Gianni Brera, allora firma del “Giorno”, si scontra con Antonio Ghirelli, offensivista. Altro dilemma, i duello fra Rivera e Mazzola, culminato con la famosa staffetta ai Mondiali di Messico ’70 nello storico 4-3 rifilato alla Germania. Quella partita inchiodò alla Tv ben 14 milioni di italiani.
La televisione diventa lo strumento principale per seguire il calcio e per informarsi. In questo contesto, primi anni Settanta, nasce un nuovo tipo di programma che farà storia: “90° minuto”. Ora tutti possono vedere le azioni più importanti delle partite di Serie A, per i quotidiani è un cambiamento importante ma non un colpo mortale. Ancora oggi la “Gazzetta” fornisce delle vignette per illustrare lo svolgimento delle azioni più importanti ma è evidente che abbiano ormai scopo puramente formale. La gente non perde comunque il suo desiderio di leggere il resoconto della partita. Quando nel 1976 Eugenio Scalfari lancia la sua “Repubblica” annuncia che il nuovo quotidiano non avrà una pagina sportiva. Dovrà tornare indietro sui suoi passi ma per molti anni “Repubblica” uscì senza edizione del lunedì: Scalfari non aveva compreso che ormai anche il lettore borghese e istruito volesse sapere le ultime di campionato.
Negli anni ’80 c’è la grande guerra per i diritti televisivi delle nuove televisioni private, ma a primeggiare, a dieci anni da “90° minuto”, è un nuovo programma Rai: “Il Processo del lunedì” di Aldo Biscardi, quello sarà il primo vero talk show sportivo in Italia e presenterà alcuni aspetti folcloristici che diverranno noti a tutti. All’intrattenimento televisivo i giornali sportivi rispondono colpo su colpo, e rilanciano: per quasi un decennio la “Gazzetta” e il “Corriere dello Sport” superano il “Corriere” e “Repubblica”.
Il colpo vero per l’editoria sportiva arriverà col nuovo millennio. Internet, è noto, fu un’invenzione paragonabile a quella di Gutenberg, una sfida impossibile per tutta l’editoria. L’altra novità, rivoluzionaria per il giornalismo specificamente sportivo, fu l’avvento di Sky. Nel 2003 Rupert Murdoch acquistò Telepiù e Stream dando vita al progetto in corso ancora oggi. Mediaset reagì con il digitale terrestre, le società di calcio cercando costantemente l’aumento di valore dei diritti. In pochi anni il calcio ha più che raddoppiato il proprio fatturato, ma l’aumento della ricchezza è andato soltanto a coprire gli stipendi dei calciatori.
Il successo di Sky nasce dal nuovo modo di raccontare le partite: se prima la moviola era relegata alla domenica, oggi tutta la partita è una grande moviola. Tutta la settimana non si parla d’altro, vedendo e rivedendo le decisioni arbitrali, le azioni significative. Per le partite importanti si impiegano anche venti telecamere, non c’è azione che possa sfuggire a qualsiasi angolatura. L’arbitro, che era nato per essere l’uomo più vicino alla partita, oggi è paradossalmente il più lontano. E la polemica è infinita. Pensare che in Inghilterra l’arbitro è visto come un giudice inevitabile, al di sopra delle parti. Non ci sono discussioni sulle designazioni o sui personaggi. Da noi la stampa non parla quasi di altro. Forse è per quello spirito che in Inghilterra non ci sono giornali sportivi.




