
L’avv. Enrico Sebastiano Pessano apparteneva ad una delle famiglie savonesi più illustri ed affermate. Il padre, Paolo Pessano (1832 – 1891), aveva sposato Caterina Minuto (1853 – 1932); rientrato in città dopo aver partecipato alla Seconda Guerra d’Indipendenza nel 1859, Paolo Pessano si era distinto quale socio e animatore della Società Progressista fra gli Artisti e gli Operai di Savona, venendo poi incaricato dal Comune, a partire dal 1867, di procedere alla riforma del governo dell’azienda del dazio cittadina. Il figlio Enrico, nato a Savona il 30 marzo 1871, studiò presso il Collegio degli Scolopi, ottenendo il titolo di Principe dell’Accademia nel 1886. Sposatosi con Margherita Rolando (25 ottobre 1872 – 30 agosto 1942) e laureatosi in giurisprudenza nel 1895, Enrico Pessano aprì il suo studio in piazza Sisto IV n. 1, distinguendosi da subito tra i suoi colleghi per l’approfondita preparazione giuridica e per la cura diligente con cui trattava le pratiche che gli venivano affidate.

Come scrisse Giuseppe Callandrone nel necrologio pubblicato da Il Lavoro in occasione della sua morte, «siccome per animo e per educazione aveva tendenze soccorrevoli», Enrico Pessano «curò sempre con tutte le sue forze anche le cause dei poveri», schierandosi dalla parte della difesa dei diritti dei lavoratori. Il 16 giugno 1897, in particolare, difese Emilio Tixi, Giuseppe Ferro, Giuseppe Duce, Giovanni Battista Musso; Domenico Berlingieri ed un gruppo di altri 21 socialisti accusati di «incitamento all’odio fra le classi sociali» per aver partecipato il 21 febbraio precedente ad un pubblico comizio tenuto ad Albisola Superiore dal prof. Alberto Cuneo. Nel 1898 Enrico Pessano difese poi la Società Generale di Mutuo Soccorso di Savona che era stata sciolta d’autorità a seguito delle leggi eccezionali promulgate dal governo guidato da Pelloux, riuscendo ad ottenere la revoca di quella misura restrittiva.

Di idee democratiche e progressiste, negli ultimi mesi del 1899 Enrico Pessano decise di darsi alla politica attiva, attestandosi sulle posizioni del movimento radicale di inizio Novecento; in tal senso, all’inizio del 1902, diede vita con il dott. Luigi Grosso e l’avv. Paolo Astengo alla Società Radicale Savonese e, il 12 novembre del 1904, insieme all’ing. Giovanni Dotta e all’avv. M. F. Pessano, entrò a far parte del Comitato di Redazione del giornale cittadino La Favilla che, da allora divenne l’organo di stampa dell’Associazione Radicale Savonese. In qualità di rappresentante di questo movimento politico, fu Consigliere Comunale dal 9 luglio 1899 al 20 luglio 1902 (all’opposizione) e dal 16 novembre 1902 al 10 luglio 1904 (nella maggioranza), assumendo, nel corso di quest’ultimo periodo, l’incarico di Assessore del Comune di Savona alla pubblica istruzione, alle opere pie e alla beneficenza; già candidato al Parlamento per i radicali nelle elezioni del 16 novembre 1902 (senza riuscire ad essere eletto), fu nuovamente presentato dallo stesso movimento nelle elezioni del 26 aprile 1903, riuscendo vincitore in quella tornata elettorale; da quel momento, così, ricoprì la carica di Deputato per il collegio di Savona, tenendola fino all’ottobre del 1904.

Come scrisse ancora Callandrone su Il Lavoro, «alla Camera egli non fu di quelli che spiccassero per frequenti discorsi e per rumorosi incidenti: fu, come nella sua professione, come nella vita privata, un fervente e silente lavoratore. E gli uomini che lo conobbero alla Camera – primo fra tutti l’On. Sacchi – lo ebbero proprio per queste sue qualità carissimo. Il mandato politico egli lo tenne sempre con decoro, fermezza e onestà e lungi dal farsene un mezzo per arricchire e per salire, ne fece un vessillo di sacrificio e di magnanimità». Nel 1907 Pessano divenne primo Presidente dell’Università Popolare sorta a Savona in quel medesimo anno per opera della Società Generale di Mutuo Soccorso. Fu poi rieletto Consigliere comunale il 28 giugno 1908 (all’opposizione) e venne successivamente nominato Sindaco di Savona dopo le elezioni del 15 agosto del 1910, a capo di una giunta composta da radicali e repubblicani. A suo merito, va ricordato l’aver dato incarico allo scultore Leonardo Bistolfi, già nel 1909, di realizzare un monumento a Giuseppe Garibaldi, opera che sarebbe stata poi inaugurata l’11 novembre 1928. Pessano rivestì la carica di Sindaco di Savona fino al 7 luglio del 1911, giorno in cui decise di presentare le dimissioni irrevocabili da Sindaco e Consigliere comunale a causa di gravi motivi familiari, ritirandosi «dignitosamente da allora dalla vita pubblica». Da quel momento, e negli anni successivi, Enrico Pessano si dedicò esclusivamente al suo lavoro e alla sua famiglia. Dopo la conclusione della sua breve carriera politica, durata appena dodici anni, Enrico Pessano tornò a svolgere il mestiere di avvocato, sedendo per anni nel Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Savona. Ciononostante non abdicò certamente alle sue idee: come testimonia ancora Callandrone, «non piegò mai alcun lembo della sua bandiera e sempre, quando gli capitò di fare professione di fede politica, rilevò senza ambagi e senza circonlocuzioni che il suo pensiero era immutato e saldo come al tempo dei suoi trionfi. Fu un Uomo, insomma».
Da ricordare, ancora, come, a partire dal 9 settembre 1927 l’avv. Pessano difese il giovane Emilio Ameglio, meccanico, elettricista e motorista presso la Ditta di riparazioni navali ORIENS di Savona, processato per aver organizzato la fuga di Filippo Turati in Francia insieme a Francesco Spirito, il proprietario della medesima Ditta, al latitante Sandro Pertini, a Ferruccio Parri, a Carlo Rosselli, ad Ettore Albini, a Lorenzo Da Bove, a Giuseppe Boyancè, e ai fratelli Italo e Giacomo Oxilia: in quell’occasione, mostrando tutte le sue ottime qualità oratorie, Pessano riuscì ad ottenere l’assoluzione di Ameglio.
Buon amico di Paolo Boselli e Pietro Sbarbaro, Enrico Pessano fu un appassionato fotografo ed un discreto autore di poesie in lingua italiana. «Avvocato distinto, uomo politico rettilineo, gentiluomo d’antico stampo», come scrisse ancora Giuseppe Callandrone, «con l’ingegno vivido, la vasta cultura la dirittura della coscienza e la squisitezza dei modi egli si era formata una così ampia e salda sfera di simpatia che sua dipartita recò un vero rimpianto di popolo. … Enrico Pessano, preclaro esempio di modestia, di onestà, di cortesia, di attività, sia di modello ai giovani che egli tanto amava e per il cui divenire egli spese la sua vita non sempre facile e tranquilla». Enrico Pessano morì a Savona il 4 ottobre 1930 all’età di 59 anni.
Si ringrazia la sig.ra Giovanna Pessano, nipote di Enrico Pessano, per aver fornito le fotografie riportate in questo articolo.
Giuseppe Milazzo




