Fu il Rinascimento, con la rivalutazione del mondo classico e il ritrovato culto per la bellezza e la forza, a favorire il ritorno alle attività ludiche e agonistiche. Nel pieno splendore dell’età medicea, Firenze ne divenne la capitale. Già nel 1410 un anonimo poeta fiorentino accennava a una popolarissima forma di divertimento che veniva espressamente chiamata ‘gioco del calcio’. Piero de’ Medici, appassionato cultore di questa attività agonistica, chiamò alla sua corte i più abili giocatori, dando così vita al primo esempio di mecenatismo applicato al calcio.
Le regole prevedevano la contrapposizione di due squadre formate da un numero variabile di giocatori: 20, 30 o 40 a seconda delle dimensioni del terreno. La formazione standard era composta da 27 giocatori: 15 attaccanti (corridori), 4 centrocampisti (sconciatori), 4 terzini o trequarti (datori innanzi), 4 difensori (datori indietro). Sei arbitri controllavano e dirigevano il gioco da una tribunetta laterale. Il pallone poteva essere colpito con i piedi o afferrato con le mani, con le quali non era però consentito lanciarlo. L’obiettivo di entrambe le squadre era di collocare il pallone in una porta custodita da uno dei difensori, il solo che potesse utilizzare le mani, come l’attuale portiere; il gol era chiamato ‘caccia’. Si trattava di autentiche battaglie, di grande violenza, che si protraevano per una giornata intera. Come osserva Antonio Ghirelli nella sua Storia del calcio in Italia (1954), nel ventennio fascista al calcio fiorentino fu attribuito il ruolo di autentico e unico precursore del football. È comunque un fatto che anche il celebre Vocabolario della Crusca (edito per la prima volta nel 1612) annotasse questa definizione: “È calcio anche nome di un gioco, proprio, e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata, con una palla a vento, rassomigliantesi alla sferomachia, passato da’ Greci a’ Latini e da’ Latini a noi”.
Riservato in un primo tempo ai nobili, il calcio fiorentino si aprì presto alla ricca borghesia dei mercanti e dei banchieri, e in seguito ai più abili giocatori di tutte le contrade, oltre ai veri professionisti reclutati dai Medici. In declino a partire dal 18° secolo, il calcio fiorentino viene ora tenuto in vita essenzialmente come spettacolo tradizionale e folcloristico, un modo di ritrovare le proprie radici con infiammate sfide in Piazza della Signoria, a memoria degli antichi campanilismi.
La maggior parte delle persone considerano l’anno 1898 il punto di partenza della storia del calcio italiano, in quanto questo è il momento in cui sono state giocate le prime partite ufficiali, anche se non c’era un campionato unico in tutto il paese, poichè le squadre avrebbero prima dato battaglia in tornei regionali a livello semi-professionista.
Nel 1929 però, è stato formato un campionato maggiore, che ha raccolto le migliori squadre regionali, facendole incontrare testa a testa in quello che sarebbe presto diventato il campionato di Serie A, governato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio.
Fu in questo periodo che il titolo di campione della Serie A ricevette l’appellativo di “Scudetto” e contrassegnerà gli attuali campionati con la piccola immagine di uno scudo con la bandiera italiana sulle maglie della squadra arrivata prima in classifica.




