Sono un fenomeno contro-tempo, elitario e popolare, e forse proprio per questo capace di sorprendere ogni volta.
Mi riferisco al Circolo degli Inquieti, creatura ormai più che ventennale, scaturita dall’intelligenza libera di un uomo come Elio Ferraris, intellettuale finissimo e, qualche anno fa, anche politico di vaglia, e portata avanti con tenacia proprio da lui e da un drappello di coraggiosi capitanati, nelle varie fasi post-Ferraris, dal maestro Dario Caruso, da Ilaria Caprioglio (forse non a caso, oggi, brillante sindaca di Savona) e adesso dall’appassionato medico-filosofo Paolo De Santis.
Tutte persone convinte che l’inquietudine sia la cifra del nostro tempo. Non solo a Savona, dove il circolo è nato, ma anche in Italia e nel Mondo.
In un Teatro Chiabrera gremito e attento, l’altra sera gli Inquieti hanno celebrato Luciano Canfora, genio solitario anche se fortunatamente riconosciuto, così simile al Pasolini visionario e profetico, e come lui così acuto da mettere in moto anche il cervello più refrattario.
Hanno parlato in tanti, opportunamente, ed è stata proposta anche della bella musica.
Ma le parole di Canfora sulla democrazia ateniese e su quella attuale, sull’utopia e sulla forza della poesia e dei poeti, resteranno nella testa, e forse anche nel cuore, di quanti hanno avuto il privilegio di ascoltarle.
Grazie Inquieti.
Savona, ogni tanto, ha bisogno di una boccata d’aria fresca.




