Psiche&logicamente

Non riesco a scusare

Io che mi sono nutrita di speranza nell’ascoltare le parole delle canzoni del Liga, perché sono parole piene di vita, scelte con delicatezza, che vibrano energia,
alcune anche in disordine, nel senso che stravolgono la logica lineare, per catapultare in una dimensione non definita ma comunque che trasuda dinamismo;
io che mi sono rispecchiata anche nei testi non sempre carichi di felicità, soprattutto in quelli che assumono anche toni drammatici, ma che danno la possibilità di trovare una soluzione,
non mi trovo per niente a mio agio dentro la lettura di <Scusate il disordine>, non riesco proprio a giustificarlo questo disordine, caso mai Ligabue aspettasse anche un mio consenso attraverso il suo ultimo libro.
Anzi mi sembra che a tratti provi a stravolgere completamente la logica della vita quotidiana, per vedere quanto il lettore resisterà.
Racconti astratti, fantasiosi in cui tutto può accadere, in cui lo stesso scrittore prova una stile completamente bizzarro, eccentrico, peculiare.
Poi mi sono quasi definitivamente arenata a < Le Spinte della fortuna> …
Non sono un critico letterario, ma mi sento in diritto di esprimere quello che mi ha suscitato la lettura (in modo particolare un racconto): forse potrei anche tenerlo per me. Ma non lo faccio perché nel mio percorso di lavoro ho incontrato davvero tante donne devastate dalle vicende del figlio mai arrivato. Per loro mi prendo la briga di non scusare! Nel condividere il mio disappunto ho la pretesa di esser utile a tante altre persone che non oserebbero mai dire che qualcosa non piace, soprattutto per non dare fastidio; finendo così per subire seccature da parte di altri.
Mi dispiace, anche se Ligabue non so saprà mai perché non raggiungibile via email, per non esser disturbato per l’appunto! Mi dispiace perché non si può irrompere nella vita degli altri, solo perché si è artisti, e poi chiedere scusa. Almeno io non sono d’accordo, soprattutto per rispetto di coloro che pur sopraffatti dalla sofferenza, non la buttano sugli altri ma la conservano dentro di sé, si fanno consumare e macerare da una sofferenza sorda.
Poi mi sono costretta a leggere <Si> perché ne aveva parlato in tv ed in altri luoghi. Ho saltato gli altri racconti perché non avevo più voglia di giocare a questo gioco dei racconti a tratti deliranti di parole, magari in quelli che ho saltato c’era un collegamento. Mi prendo la responsabilità di non scoprilo.
Ma che cosa c’entra <Si> con gli altri? Era secondo me un racconto che andava tenuto in fondo al cuore, allagato dalle lacrime, tutte quelle che potevano uscire dagli occhi dei genitori. La narrazione di un fatto di vita che molti celano dentro di sé, per il pudore che il dolore riserva loro. Altri affrontano in un percorso di psicoterapia per non uscire di testa e non finire prigionieri degli psicofarmaci (anche se la testa obnubilata in certe situazioni male non sarebbe, soprattutto nella fase acuta del trauma, qualunque essa sia, per sottrarsi ad un sofferenza dis umana).
Il proprio disordine talvolta non gestito adeguatamente, irrompe nella vita dei nostri vicini e li sommerge, senza che loro ne abbiano responsabilità o siano stati messi nella condizione di potersi proteggere.

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