Psiche&logicamente

Calcio europeo o individuale?

Attività sportiva che ha la capacità di unire i popoli del pianeta, uomini, donne e bambini di tutte le nazionalità, a livello internazionale, intercontinentale e interplanetario.
Il calcio che anima gli esseri umani come solo poche altre attività riescono a fare, a scatenare tutta una serie di emozioni che partono dal polo positivo ed arrivano a quello negativo permettendo di esprimerle in tutte le gradazioni.
Giocare in una squadra in cui sono distribuiti i ruoli, la responsabilità di doversi occupare di una parte del gioco condividendole con i compagni di squadra, in cui ciascun individuo porta avanti la sua parte cognitiva ed emotiva in relazione con gli altri che sono nel campo con lui e dalle reazioni degli altri dipendono le sue azioni ( e viceversa): una bella rappresentazione sistemica. In cui i diversi singoli interagiscono tra loro nel dare vita e nel sviluppare nuove relazioni; creano azioni fantastiche centrate su obiettivi condivisi.
Esistono partite per raccogliere fondi per scopi benefici in cui i giocatori, familiari, amici e varie istituzioni elevano la loro partecipazione ad una potenza tale che ci si rende conto di quanto gli esseri umani sappiano essere buoni nell’occuparsi degli altri e nel pensare a chi soffre ed ha bisogno del sostegno altrui.
Squadre di calcio per ragazzini difficili, per permettere loro di uscire dalla marginalità e dal disagio esistenziale perché attraverso la partecipazione a partite e tornei trovano una loro collocazione nella società e imparano che riuscire a ricoprire certi ruoli e portare avanti certi impegni sportivi combatte l’emarginazione e il rimanere fuori dai giochi sociali.
Scenario fantastico di uno sport che riesce ad accomunare tutti tifosi e non. Sino a quando si scolla un pochino l’angolo della dorata copertura ed allora vedi anche un scorcio di quello che c’è sotto.
Nelle città di provincia e non solo, i genitori sperano che i figli diventino tutti dei grandi campioni con contratti che li faranno diventare ricchissimi. Sono disposti a saltare da una società all’altra in attesa dell’ingaggio migliore.  Non ho i dati sotto mano mentre scrivo, ma a memoria non ricordo che ci siano tanti bambini e ragazzini che siano diventati super-eroi.
E poi ti trovi allo stadio la mamma che fa la professoressa, che mentre tifa si corregge un paio di verifiche, perchè la concentrazione che ti da il guardare tuo figlio mentre gioca non la fornisce nessun altro angolo della casa.
Un candidato politico che tanto per raccogliere consenso tra i cittadini si fa eleggere responsabile della società X per il settore giovanile;
perchè i campi da gioco e le tribune sono curati – gli spogliatoi e le docce funzionano,  solo se ci sono i finanziamenti giusti …
Le madri sono il peggior esempio di spettatore, perché nel vedere solo i loro figli, sarebbero disponibili a passare sopra ai figli degli altri schiacciando a stecca l’acceleratore; inoltre insegnano ai figli ad insultare e a screditare l’avversario ed ancora peggio ad usare anche violenza. Però quando a scuola la maestra o il professore osano riferire (con un filo di voce) che il figlio non segue, disturba, se ne frega del fatto che i suoi compagni ci terrebbero ad imparare durante la lezione, scrolla la testa incredula dell’ipotetico atteggiamento.
Per alcuni genitori il calcio è una forma di riscatto sociale, certamente criticabile ma così sperano di lanciare il figlio nell’olimpo dei grandi campioni e uomini da favola.
Il calcio femminile viene considerato poco.
Un bel calcio alla stupidità umana per concludere non sarebbe male.

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