Savona. L’Associazione Lavoratori Centrale Elettrica Vado, che si è riunita lunedì scorso con la Commissione Territorio e Ambiente del consiglio regionale, ha chiesto che i lavoratori possano fare da cavie per studi epidemiologici mirati sulla Tirreno Power di Vado Ligure con le seguenti motivazioni: “Se c’è un pericolo di danni per la salute, sono i lavoratori i primi a patirne le conseguenze. Se la centrale di Vado rappresenta una fonte di pericolo per la salute, i primi esposti a questa fonte sono i dipendenti che si trovano in prima linea da questo punto di vista, come è successo purtroppo anche all’Ilva di Taranto”.
Per questo motivo l’associazione, che attualmente conta 164 dipendenti e si interessa delle problematiche occupazionali, sanitarie e contributive, chiede che siano proprio i lavoratori i primi soggetti di studi epidemiologici di monitoraggio di studio anche perché, viene sottolineato che da alcune interviste realizzate sarebbero emerse diverse problematiche collegate a mutazioni genetiche. Era stato il dottor Franceschi, uno dei soggetti partecipanti alla redazione della perizia utilizzata dalla Procura di Savona, ad aver riportato in una relazione datata 2007, il nesso casuale tra l’esposizione dei dipendenti delle centrali a carbone e mutazioni genetiche. “Qualora, come si teme – conclude la relazione – dovessero risultare problematiche sanitarie casualmente connesse all’esposizione lavorative, ricorrerebbero gli estremi per un provvedimento normativo analogo a quello che ha riconosciuto i benefici contributivi ai lavoratori ex Acna di Cengio”.






