Finalmente, ieri, i militari della Stazione carabinieri di Finale Ligure in collaborazione con quelli della Stazione Carabinieri di Albenga sono intervenuti a Loano nell’abitazione che la donna marocchina quarantaquattrenne condivide con il proprio marito e i loro figli di 19, 17 e 15 anni. La donna disperata vittima dalla furia del marito, operaio connazionale cinquantaquattrenne, chiama il 112 al culmine dell’ennesimo episodio di maltrattamenti, come epilogo di una storia di violenze protrattesi per ben 14 anni.
Dal 2002 a ieri, l’inferno di quella vita familiari, il cui capo famiglia imponeva la sua autorità con atteggiamenti dispotici e violenti, minacce, vessazioni fisiche e psicologiche di ogni tipo, umiliazioni, fino ad arrivare ad un vero e proprio impossessamento del denaro guadagnato dai suoi familiari. Violenze rivolte alla moglie (vittima preferita dell’aguzzino nordafricano) ma anche nei confronti dei figli succubi del padre. Ieri notte, l’ultima violenza prima di ribellarsi e chiedere aiuto. In uno dei tanti scatti iracondi spezza una mano alla moglie, che verrà poi portata dai soccorsi all’Ospedale “Santa Corona” di Pietra Ligure. 30 i giorni di prognosi per la vittima.
I Carabinieri immediatamente accorsi presso l’abitazione, bloccano il boia, raccolgono i primi elementi investigativi, si coordinano con il P.M. dr. Giovanni Battista Ferro, che dispone l’audizione in forma protetta dei familiari conviventi, come previsto dalla Convenzione di Lanzarote. Dopo gli accertamenti di rito il marito viene dichiarato in arresto proprio negli uffici della procura savonese, e tradotto poi nel carcere di Sanremo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
La donna, casalinga, racconta ai militari una storia violenze fisiche e psicologiche subite da lei e dai loro figli. L’ultimo episodio è soltanto l’ultimo anello di una catena di comportamenti violenti. L’assoluto disprezzo dell’uomo nei confronti del moglie e dei propri figli arriva all’utilizzo di spranghe, tubi, suppellettili e vari oggetti contundenti per picchiarli ed umiliarli. Il marito usava anche la cinghia per imporre la sua autorità. Una vita di intollerabili barbarie. Privazioni di quella dignità che dovrebbe essere garantita ad ogni essere vivente. Per il momento le ipotesi di reato mosse dalla Procura e dalla Polizia Giudiziaria sono di maltrattamenti contro familiari e conviventi, lesioni personali aggravate.





