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IL CAVALIERE RIMASTO SENZA CAVALLO

Il presidente del Savona Cristiano Cavaliere assieme ai suoi compagni di avventura, Canepa, Sciutto, Mantelli, Siriani, Santucci qualche altro simpatizzante della compagnia dirigenziale si è infilato nel classico “cul de sac”. Con l’arrivo a gamba tesa del gruppo milanese rappresentato dallo scafato Roberto Patrassi, l’arcano è stato finalmente svelato. Il triennio di interregno dei così detti genovesi, balzati in sella al consunto destriero biancoblù dopo la retrocessione dalla serie C, si conclude in maniera disastrosa e desolante. Oltre novecentomila euro di debiti (come si evince dal bilancio depositato al 30 giugno 2018) soprattutto con l’erario oltre 600 mila, in crecita rispetto al 2017 anche con banche e fornitori. Nessun risultato sportivo e l’onta nello scorso maggio di essere stati eliminati dal sorprendente Ligorna, nella corsa per gli inutili play off dopo il terzo posto in classifica (definito dal dirigente Sciutto in un intervista “ un grande risultato raggiunto”). Un terreno di gioco disastroso e uno stadio ammalorato, con la promessa mai mantenuta di realizzare un campo sintetico. La fila di giocatori (anche ragazzi il cui compenso è di poche centinaia di euro al mese) e dipendenti alla porta, in attesa delle spettanze per la stagione appena conclusa. Per alcuni di loro, l’ assenza di un qualsiasi compenso si protrae addirittura dal dicembre scorso.

Chi, in tempi non sospetti, aveva denunciato tale situazione era stato però attaccato duramente in una conferenza stampa, indetta addirittura a Casale, dopo la gara dei biancoblù con i nerostellati. Un articolo apparso sul Secolo XIX pochi giorni prima faceva riferimento al ritardo nel pagamento dei compensi, all’abbandono di uno sponsor. <Menzogne inventate ad arte, macchinazioni contro di me – aveva tuonato Cavaliere accompagnando la sua filippica con attacchi sul piano personale – sfido chiunque dei giocatori a venir qui a dire che avanza soldi>. Meno male che nel vicino spogliatoio nessuno degli interessati aveva udito nulla, se no la sala stampa piemontese non avrebbe potuto contenere la folla di atleti in attesa di stipendio. Oggi quella stessa folla – a parte qualche fortunato, come il tecnico Alessandro Grandoni che è stato saldato – attende con preoccupazione il succedersi degli eventi. Ma la verità (cruda e scomoda per qualcuno quanto si vuole) è finalmente venuta a galla e questo ci renderà tutti un po’ più liberi.

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