Balestrino è uno di quei borghi liguri denominati “ borghi fantasma”. Questo nome è dovuto al terremoto del 1964 che costrinse gli abitanti ad abbandonare il borgo.
Nel 2015 sarebbero dovuti iniziare i lavori di messa in sicurezza con scadenza dopo 147 giorni, ma gli interventi non si sono mai conclusi. Per questo il piccolo borgo non è più visitabile da allora.
Il vecchio borgo sorgeva sulla sommità di una collina sovrastato da un grande castello che oggi appare ancora intatto, almeno dall’esterno. Al di sotto di questo si trova una chiesa, probabilmente inserita nella piazza centrale del paese, circondata dalle case più colpite dal grande terremoto.
Balestrino ha una storia antichissima, I primi insediamenti umani, risalenti già al paleolitico, si stanziarono presso la valle del torrente Barescione (presso il rio Ponte), provenienti dalla vicina val Varatella. L’esercito romano dovette più volte scontrarsi con le popolazioni locali per il dominio sul territorio, costruendo sulle rocche circostanti torrioni e fortificazioni. Una di queste fu il torrione roccioso attorno al quale nacque il Burgus Plebis di Balestrino: a testimonianza della dominazione romana, adiacente al borgo sono state rinvenute numerose monete dell’epoca, trovate sull’antica mulattiera. Nell’Alto Medioevo si espanse nelle valli vicini creando altri borghi e formando così il primo vero nucleo abitativo di Bergalla, sede delle prime signorie del luogo. Dopo tanti passaggi di giurisdizioni passando per il Sacro Romano Impero, Repubblica Ligure, Regno d’Italia oggi fa parte dell’Unione dei comuni della Riviera delle palme e degli ulivi.
Il suo nome, di origine romana, deriva da balestra, antica arma da guerra, ricordando appunto le tante guerre romane.
I piatti tipici del borgo sono tantissimi: Acciughe fresche al finocchio; Articiocche all’infernu cioè carciofi farciti con prezzemolo, aglio, pane, olio, sale e pepe; Buridda di pesce col riso; Cappon magro; riso castagne e latte e Trofie di farina di castagne.
Un borgo quindi pieno di storia, curiosità e buon cibo.
Anna Falco












