Savona. Renato Giusto, ex presidente dell’ordine dei medici di Savona e medico di famiglia risponde alle accuse che l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera muove ai medici di base del suo territorio in un articolo pubblicato oggi dal quotidiano “La Stampa”. Tra i rilievi mossi alla categoria quello di “guadagnare bene ma di fare poco” ma anche di “non fare sufficienti visite a domicilio. Facendo ricadere tutto sulle spalle dei Pronto soccorso e degli specialisti”.
“Per quanto riguarda Savona e il suo circondario devo dire che questi appunti rivolti alla categoria sono assolutamente destituiti di ogni fondamento. Intanto se è vero come è vero che al lordo lo stipendio di un medico di famiglia con un massimo di 1500 assistiti può arrivare a 5000 euro mensili, è altrettanto vero che da questa somma vanno detratte le molte indennità che le Asl ci hanno decurtato nel corso degli anni e la forte imposizione fiscale cui alla fonte questi emolumenti sono sottoposti. Al netto quindi, considerando che molti di noi, devono pagarsi anche di tasca propria l’affitto di uno studio e una segretaria, i 5 mila di partenza diventano facilmente 3000 o 3500 euro al massimo. Se facciamo un confronto con quanto guadagna un collega specialista o ospedaliero di sicuro, tenuto anche conto che i nostri contratti sono fermi da otto anni, non stiamo economicamente meglio di loro”.
Prosegue Giusto: “Facciamo poco, secondo l’assessore lombardo? Ma non diciamo fesserie!. A fronte di poche eccezioni di colleghi che non fanno visite domiciliari o ne fanno poche e a questo riguardo sta ai pazienti cambiarli se non sono soddisfatti,ciascuno di noi lavora dal mattino al tardo o tardissimo pomeriggio e si divide tra studio, corsi, visite domiciliari, aggiornamenti ed altro ancora. Qualcuno, come il sottoscritto, fa anche ambulatorio sabato, domenica e negli altri festivi. E poi per le visite domiciliari aggiungo anche un altro particolare: la benzina è a carico nostro e non costa poco come tutti ben sappiamo. Ciò nonostante è un nostro dovere essere accanto al paziente anche a domicilio e cerchiamo tutti di esserci con il massimo impegno”. E il rapporto con gli specialisti?: “Siamo stufi di essere considerati i loro segretari. Loro fanno visite e diagnosi e a noi lasciano la parte burocratica, ovvero la prescrizione di farmaci ed esami.
Talvolta dobbiamo correggergli anche le ricette perché non hanno presenti alcuni estremi dei loro pazienti come ad esempio il codice fiscale. Sembra una banalità, ma per legge, non potremmo correggere le ricette firmate da colleghi perché questo equivale ad un falso in atto pubblico. Da quando è arrivato a dirigere la Asl Eugenio Porfido abbiamo costituito una commissione ospedale – territorio nella quale l’orientamento è per una completa responsabilità da parte dei medici specialisti ed ospedalieri di disporre loro, in proprio, eventuali accertamenti senza necessariamente passare attraverso di noi”. E il precariato dei giovani medici?: “Anche questo è da considerare. Perché fare il medico di base oggi non è più così remunerativo come un tempo e richiede ad un giovane anni di sacrificio, di precariato e spesso di bassissimi compensi”.





