
A Ferrania, seminascosto in un panorama naturale di singolare bellezza, sconosciuto ai piú, esiste un autentico gioiello antico di oltre nove secoli: l’abbazia di Ferrania.
La Chiesa di Ferrania, intitolata ai SS. Pietro e Paolo, è sede parrocchiale dal 1958.
In questo breve articolo cercheremo, per quanto possibile, di operare una piccola “visita guidata” alle bellezze ospitate all’interno dell’edificio religioso.
All’esterno della Chiesa, sulla parete destra dell’edificio, sono murate un gruppo di lapidi di cui alcune recanti gli stemmi delle famiglie Scarampi e Durazzo. Lo stemma di quest’ultima famiglia è presente anche sopra il portale d’ingresso del tempio.
La Chiesa, ad unica navata, ha subito un profondo restauro nel 1806: a quel tempo, infatti, l’edificio è stato “incamiciato” e le sue pareti sono state foderate internamente con uno spesso strato di mattoni. Molto probabilmente, si può supporre, sotto di esso, esistono ancora gli antichi affreschi che, come ci tramandano le cronache, ornavano secoli fa l’interno della Chiesa e che rappresentavano lo stemma della famiglia Scarampi e le figure di cinque Santi e Sante.
Sulle pareti laterali della Chiesa fanno bella mostra di sè cinque tele raffiguranti San Marco, San Giovanni, San Matteo, San Luca e una Deposizione dalla Croce di scuola milanese del Seicento.
Procedendo nell’interno del tempio, sulla parete sinistra si può vedere il bel pulpito marmoreo ottocentesco ornato dallo stemma della famiglia De Mari e Durazzo.
Sul fondo della Chiesa, l’una di fronte all’altra, sono presenti due cappelle: quella di sinistra, impreziosita da un quadro rappresentante il Battesimo di Gesú ospita un fonte battesimale marmoreo, anch’esso di epoca ottocentesca; nella cappella di destra, invece, è sistemata una grande tela raffigurante la Sacra Famiglia. Nei pressi della cappella di sinistra è inoltre collocato un grande crocefisso settecentesco realizzato da Anton Maria Maragliano: l’opera è stata restaurata di recente, con l’aggiunta dei grandi canti laterali d’argento e la sostituzione della vecchia croce in legno.
L’altar maggiore, risalente al 1720 e recante lo stemma della famiglia Scarampi, è opera di Francesco Maria Sivori, artista della scuola genovese.
Dietro l’altar maggiore, lungo l’abside, è situato un bel coro ligneo; al di sopra di esso, al centro, è collocata una grande tela della metà del Cinquecento raffigurante la Sacra Famiglia con San Giovannino, San Rocco e San Pietro. L’opera, che fu realizzata da Giulio Romano ed è impreziosita da un’elegante cornice marmorea eseguita da Bartolomello da Messina, ha una particolarità: l’artista realizzò infatti, su commissione dei banchieri Matteo e Marco Fugger, un’altra tela con identico soggetto che è attualmente presente nella Chiesa di Santa Maria dell’Anima a Roma; a differenza della tela di Ferrania, in quell’opera non sono presenti San Rocco e San Pietro, ma San Matteo e San Marco, in onore, ovviamente dei committenti. Sulle due pareti ai lati si possono osservare altre due tele raffiguranti, rispettivamente San Nicola di Bari e San Vincenzo di Saragozza.

Gli importanti restauri del 1806, come si è detto, hanno profondamente modificato l’aspetto originario della Chiesa: sappiamo con certezza che hanno cancellato tre finestre un tempo presenti sulla facciata del tempio e hanno causato il taglio di parte del transetto, con la conseguente scomparsa di alcune cappelle e dei relativi altari (due delle quali dovevano essere intitolate a San Filippo Neri e a San Vincenzo di Saragozza).
Una porta posta sulla parete destra sul fondo della Chiesa ci introduce alla sacrestia nuova: qui sono collocate le sale del Museo Parrocchiale: nella prima stanza si possono ammirare i preziosissimi tessuti e paramenti sacri indossati anticamente dagli abati commendatari di Ferrania. La seconda sala ospita invece alcune carteglorie di varie epoche, un piccolo crocifisso ligneo, un ostensorio, alcuni antichi reliquari con le ossa di molti Santi, una stola, una navicella, un turibolo, una lampada votiva, un calice e una pisside; si possono inoltre osservare due lezionari molto antichi con le caratteristiche righe musicali per il canto grecoromano, quattro messali del Settecento (di cui uno delle Stamperie Vaticane), una statua in legno raffigurante la Madonna e un’altra in marmo raffigurante San Pietro (entrambe le statue sono sistemate su due basamenti di colonne un tempo presenti nel chiostro dall’abbazia). Nella terza sala sono sistemati i numerosissimi volumi costituenti il prezioso patrimonio archivistico di Ferrania, nei quali, in fotocopia, sono ordinati gli atti e i documenti dell’antica istituzione religiosa.

Ma è la quarta sala che maggiormente attira il nostro interesse: qui, infatti, è sistemato il grande mausoleo di Bartolomeo Scarampi, risalente al 1540, opera dei fratelli D’Aria, originariamente situato nel Convento di San Francesco a Cairo; di fronte ad esso è murata l’antichissima lapide funeraria di Agnese di Poitiers, nuora di Adelasia di Susa, morta intorno al 1091: è stata qui collocata nel 1815, dopo essere stata casualmente scoperta all’interno della sacrestia vecchia, posta al di sopra di un semplice tronco scavato nel quale erano state sistemate le ossa dell’antica nobildonna. A fianco del mausoleo di Bartolomeo Scarampi, sulla sinistra, si trova la vecchia campana della pieve di Santa Giulia; sulla destra, sulla parete, invece, si trovano i resti di alcuni antichissimi affreschi: si può ancora leggere, in particolare, un’iscrizione in latino che così recita: Qui giacciono le reliquie di molti Santi. Al di sotto di essa una porticina introduce in un vano piú basso dove, sopra i resti dell’antico pavimento originario, è sistemata una colonna marmorea con un capitello scolpito a raffigurare due volti e una conchiglia (forse un emblema per i pellegrinaggi a San Giacomo di Compostella: un’identico capitello si trova nella Chiesa di Santa Maria Extra Muros a Millesimo).

Sulle pareti della stanza si possono infine osservare alcune copie di antichi quadri raffiguranti il Venerabile Padre Francesco Scarampi, Vittorio Amedeo Seissel d’Aix e il Beato Enrico Scarampi, che fu abate di Ferrania e poi Vescovo di Acqui nel 1440.
Giuseppe Milazzo





