Tornato a Vado subito dopo la prima guerra mondiale, ha incontrato Arturo Martini che negli anni Venti del secolo scorso ha influenzato non poco molti giovani sensibili alle problematiche dell’arte (da Achille Cabiati a Bonfiglio, da Nencioni a Raimondi, a Collina). Le prime sue prove con la tecnica ad olio risalgono a quel periodo. Predomina la figura risolta con vigore plastico, immersa con statuaria solennità in un’aura senza limiti di tempo e di spazio. Una svolta stilistica è stata l’adesione al realismo espressionista di Egger Lienz. Ha partecipato a poche mostre, sarà Renzo Aiolfi nel 1972 a rompere quel tipo d’isolamento presentandolo nell’atrio del Palazzo civico di Savona.
Tra il 1930 ed il 1940 la sua tavolozza si arricchisce di tinte più cupe, tenebrose, anche violente. Ha compiuto in modo autonomo ricerche che si possono definire d’avanguardia, arrivando alle deformazioni dei gesti, dei volti, seguendo una sorta di stimolo espressionista.
Tutto ciò lo effettua nel suo studio-laboratorio sulla via Aurelia, di fronte al cantiere delle navi in demolizione, sulla spiaggia dove lavorano i pescatori di Porto Vado: questo mondo sarà molte volte ripreso nei suoi quadri. Bonfiglio si dedicò, anche, alla scultura: una occasione importante fu la partecipazione al concorso per la statua del Sacro Cuore da inserire nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Vado Ligure. Alla ceramica rivolse attenzione in epoca assai tarda, quando ormai malato ed anziano dipingeva su piastrelle di ceramica alcune piccole teste di bambino e di donna.




