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Quelli che…

Il 17 ottobre 1982 moriva Beppe Viola. Cronista sportivo, lavorava alla Rai seguendo calcio, ippica,  pugilato e automobilismo. Umorista dal linguaggio innovativo, obliquo. Lavorò con Enzo Jannacci firmando decine di canzoni tra cui «Quelli che», adattamento di lirica di Prevert che divenne sigla televisiva della trasmissione “Quelli che il calcio…” e «Vincenzina e la fabbrica» che accompagnò il film «Romanzo Popolare» di cui fu anche sceneggiatore. Non solo. Scrisse anche per Mina insieme alla Wetmuller (Vita-Vità), lanciò attori di successo come  Cochi e Renato,  Massimo Boldi, Diego Abatantuono. Contribuì alla creazione dei testi del gruppo storico dei comici che facevano riferimento al Derby di Milano. «Quelli che mi  saluti la sua signora anche se non ho il piacere. Quelli che con una bella dormita passa tutto,  anche il cancro. Quelli che appena salgono su un pullman attaccano un coro di montagna».Ha tenuto per anni su Linus la rubrica Vite Vere.
Un genio della penna. Un fuoriclasse sul foglio bianco. Milano, la sua città. Vita e morte. In soli 42 anni, undici mesi e ventuno giorni. Nacque nel capoluogo lombardo il 26 ottobre 1939 e vi morì il 17 dello stesso mese del 1982 negli studi RAI di Corso Sempione mentre stava montando il servizio di Inter-Napoli 2-2. Fu un ictus a stroncarlo giovane e geniale,  poetico ed obliquo. Beppe Viola non era solo un giornalista. Fu anche un fine osservatore della vita di tutti i giorni. Frequentava pasticcerie, bar, negozi per osservare le persone nei piccoli gesti e comportamenti. Alla Rai entrò nel ’62,  la sua prima telecronaca fu un anno dopo in occasione della finale di Wembley tra Benfica e Milan. A Carosio saltò l’audio e a lui toccò dallo studio commentare il 2-1 di Altafini.  All’esame per passare professionista Enzo Biagi gli chiese: “Secondo lei, in questa Dc Fanfani è di destra o di sinistra?”. “Dipende dai giorni”, rispose. Promosso.
Molte cose lo ricordano a 34 anni di distanza dalla sua scomparsa: il filmato dell’intervista a Rivera sul tram numero 15 fu una giocata da fuoriclasse inarrivabile o come mandare in onda, in occasione di un derby Milan-Inter “giocato in modo inverecondo, un derbycidio” finito 0 a 0, le immagini di un altro derby, quello del febbraio 1963 quando Mazzola fece gol dopo 13 secondi, giustificando la sua scelta: “per rispetto dei 70 mila tifosi” che avevano pagato il biglietto.

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