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Il cielo azzurro sopra Roma

Quando l’Uefa, decise che il titolo Europeo sarebbe stato assegnato sui campi italiani, creò attesa ed entusiasmo attorno alla formazione di Ferruccio Valcareggi. Inghilterra e Urss sembrano alla portata, ma le preoccupazio­ni maggiori le crea l’inesplicabi­le Jugoslavia, mix di talento e forza fisica, sagacia tattica ed estro individuale.

In semifinale a Napoli ci toccano i so­vietici, che col loro non gioco imbrigliano gli azzurri ma Anche l’Italia  non fa molto per vincere. La partita sembra interminabile,un palo di Domen­ghini ricaccia in gola l’urlo del San Paolo. L’arbitro tedesco Tschenscher pone fine alle osti­lità e chiama i capitani negli spo­gliatoi: la partita viene decisa con il verdetto della monetina.
Le leggende su quella giorna­ta si sono sprecate: da San Genna­ro, alla cabala passando per gli scongiuri fino alla scaramanzia tutta partenopea…solo in una città come Napoli si sarebbe potuto consumare un tale epilogo. Quando l’arbitro tedesco pronunciò: “Italy” furono feste, colori ed entusiasmo.
In finale gli azzurri trovano la Jugoslavia che in semifinale ha superato gli inglesi. I giorni che precedono la la partita sono all’insegna delle dichiarazioni tranquille dei protagonisti. Nell’Italia non c’è Rivera, infortunato, mentre Osim (che diventerà in futuro tecnico degli slavi) è il grande assente sul fronte opposto. La Jugoslavia conduce subito il gioco e passa in vantaggio con Dzajic, che gela l’Olimpico di Roma con un bel gol al 38′. Il gol stordisce gli azzurri, ma anche gli slavi, che invece di
cercare il raddoppio pensano solo a gestire. Domenghini su un lampo di genio da calcio da fermo indovina l’angolo giusto. Finisce 1-1 anche dopo i supplementari. La partita va ripetuta.
Due giorni infernali precedo­no la finale bis ma saranno anche quelle dei grandi incoraggia­menti, del tifo innamorato della gente, oltre che un autentico supplizio per i protagonisti, lo­gorati dall’attesa snervante e sempre troppo lunga. L’Italia-bis sembra un’altra squadra. Mazzola gioca a tutto campo e Riva apre gloi spazi. Non c’è storia: l’Italia domi­na, Riva e Anastasi  chiudono il discorso dando all’Italia il ti­tolo di
Campione d’Europa. «Finché Anastasi non ha raddoppiato, face­vo fatica a credere di potercela fare, anche se vedevo che la squadra girava bene» disse a caldo Valcareggi, che condurrà poi la Nazionale all’epico modiale di Messico ’70 con il celeberrimo 4-3 alla Germania Ovest e al secondo posto alle spale dell’immenso Brasile di Pelè.

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