Il sistema artigiano genovese e ligure rallentano ma mostrano una buona tenuta. Nel primo trimestre 2026 in Liguria il saldo è negativo per 82 imprese(0,19%) e a Genova per 23 imprese (-0,10%), in un quadro di flessione meno accentuata rispetto al dato nazionale e alle regioni del centro-nord a statuto ordinario.

Secondo i dati Infocamere/Movimprese elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato, tra gennaio e marzo in Liguria si contano 977 iscrizioni e 1.059 cessazioni. La flessione, dello 0,19%, si colloca al di sotto del dato nazionale (-0,31%, pari a -3.885 imprese) e risulta meno marcata rispetto alle regioni a statuto ordinario del centro-nord, come il Piemonte (-0,52%), Lombardia (-0,21%), Toscana (-0,50%), Emilia Romagna (-0,30%) e Veneto (-0,29).
Il dato riflette un contesto caratterizzato da aumento dei costi operativi – in particolare energia e materie prime – e da una domanda più debole, che incide soprattutto sui settori maggiormente esposti alla produzione. Una dinamica che riflette una progressiva ricomposizione del sistema artigiano, con un rafforzamento delle attività di servizio e di supporto alle imprese.
«Posto che statisticamente il primo trimestre sconta le chiusure di fine anno, – osserva Luca Costi, Segretario di Confartigianato – i dati confermano una fase di transizione: il sistema artigiano tiene, ma è sottoposto a pressioni rilevanti: aumento dei costi energetici, rincaro delle materie prime, difficoltà di approvvigionamento e una domanda che rallenta. In questo scenario, alcuni settori mostrano capacità di adattamento, mentre altri, in particolare la manifattura, evidenziano maggiori criticità di sviluppo e crescita. È quindi fondamentale dare continuità alle politiche a sostegno dell’artigianato, proseguendo nel percorso avviato a livello regionale e accompagnando la trasformazione in atto, sostenendo investimenti, competenze e competitività delle imprese, in un contesto internazionale ancora instabile».
All’interno della regione, la migliore tenuta è della provincia di Genova, dove operano 22.196 imprese artigiane, con 511 iscrizioni e 534 cessazioni che porta a -0,10% (-23 imprese), facendo emergere una dinamica settoriale differenziata. Le costruzioni, primo settore per numerosità con oltre 11 mila imprese, registrano un saldo positivo (+11, circa +0,10%) e contribuiscono a contenere la flessione complessiva. In contrazione la manifattura (-26, circa -0,75%), mentre i servizi alla persona segnano un calo più contenuto (-7, circa -0,20%). In crescita invece i servizi alle imprese (+14, circa +1,1%).
Le altre province evidenziano una contrazione, seppur con intensità contenute: Savona -20 imprese attive (-0,24%), Imperia -20 imprese (-0,28%) e La Spezia -19 imprese artigiane attive (-0,38%). Un andamento che conferma come la fase di rallentamento sia diffusa sull’intero territorio nazionale e regionale. Nelle dinamiche settoriali la situazione è articolata.
A Savona, a fronte di un saldo complessivo pari a -20 (-0,24%), si registrano 203 iscrizioni e 223 cancellazioni con 8.066 imprese attive e con una flessione sia nella manifattura (-4) sia nelle costruzioni (-11). A Imperia, con 139 iscrizioni e 159 cessazioni (-20, -0,29%) le imprese attive sono 7.043 e vede in calo le costruzioni (-28), mentre la manifattura registra un saldo positivo (+7). Alla Spezia, infine, con 124 nuove iscrizioni e 143 cessazioni (-19, -0,38%), le imprese attive risultano 4.912, con una contrazione nella manifattura (-3), a fronte di una sostanziale tenuta delle costruzioni (+1).






