Laigueglia. Marisa Comessatti potrebbe aver trovato rifugio dalle pene terrene in un convento di suore. Nessuno in procura lo dice apertamente, ma quel «tutti hanno diritto all’oblio» ribadito dal sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro ogni volta che viene sollevato il caso della sessantunenne di Laigueglia scomparsa il 21 febbraio di due anni fa, lascia intuire che Marisa Comessatti possa essere ancora viva, ma abbia voluto chiudere tutti i ponti con la sua vita. Lo racconta La Stampa oggi in edicola.
«Non ci sono elementi per non considerare che la donna si sia allontanata volontariamente da casa» è la motivazione con cui il pm Ferro ha archiviato dopo due anni di ricerche e interrogatori l’inchiesta per sequestro di persona, avviata subito dopo la denuncia di scomparsa presentata dalle due figlie, Nadia e Lara.
Nessun sequestro, quindi, e soprattutto responsabilità di altri nella scomparsa di Marisa, ma solo una scelta personale provocata secondo gli inquirenti da una situazione familiare non certo ottimale. La tragica morte della figlia Eva in un incidente stradale e i rapporti difficoltosi che le altre due avrebbero spinto Marisa Comessatti a chiudere con il mondo esterno.





