Alcuni video pubblicati sui social network, nei quali un giovanissimo maneggiava un’arma apparentemente reale, hanno fatto scattare l’immediato intervento dei Carabinieri di Cengio. Alcune segnalazioni giunte attraverso le applicazioni social delle Forze dell’Ordine, hanno condotto ad una perquisizione domiciliare conclusasi con il sequestro di due pistole scacciacani, una delle quali priva del previsto tappo rosso, elemento essenziale per distinguerla da un’arma vera.

I fatti risalgono ad alcuni giorni fa, quando i militari della Stazione Carabinieri di Cengio, con il supporto del Nucleo Operativo della Compagnia di Cairo Montenotte, hanno eseguito una perquisizione personale e domiciliare ai sensi dell’articolo 41 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, nei confronti di un giovane residente in Val Bormida. L’attività è scaturita da tre segnalazioni anonime, nelle quali veniva indicato, con non poca preoccupazione, che un ragazzo deteneva armi da fuoco nei pressi della propria abitazione.
Le operazioni dei militari hanno avuto esito positivo. Il giovane, fin da subito collaborativo, ha indicato spontaneamente ai Carabinieri il luogo in cui custodiva due pistole scacciacani. Una delle due era priva del tappo rosso, dispositivo obbligatorio che consente l’immediata identificazione dell’oggetto come replica non offensiva e la cui assenza può generare grave allarme sociale, rendendo l’arma indistinguibile, a prima vista, da una vera pistola.
Nel corso degli accertamenti, l’uomo ha confessato di aver realizzato nei giorni precedenti alcuni video, poi diffusi sui alcuni social network, nei quali maneggiava proprio la replica priva del dispositivo di sicurezza. Una spacconata, che però ha originato le segnalazioni pervenute ai Carabinieri, a dimostrazione di come comportamenti imprudenti, anche se compiuti senza consapevolezza delle conseguenze, possano generare situazioni di allarme sociale e richiedere l’intervento delle autorità.
Dell’accaduto è stato immediatamente informata la competente Autorità Giudiziaria. Il giovane pertanto è stato indagato per l’ipotesi prevista dall’articolo 4 della legge 110 del 1975, con contestuale sequestro delle armi.
L’episodio evidenzia ancora una volta l’importanza di un uso responsabile dei social network e il valore delle segnalazioni dei cittadini, che consentono alle Forze dell’Ordine di intervenire tempestivamente per prevenire situazioni potenzialmente pericolose e garantire la sicurezza della collettività.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità dell’indagato sarà definitivamente accertata solo con sentenza irrevocabile.




