Ieri in Regione è stata approvata la riforma della sanità, non senza tensioni e proteste. Alcuni segnali di dissenso
erano già arrivati nelle settimane precedenti e numerosi amministratori locali avevano evidenziato alcune
criticità: il forte accentramento dei servizi amministrativi a livello centrale con la creazione dell’ATS, l’Azienda
Tutela Salute; il mancato coinvolgimento dei Comuni nella stesura del testo; la necessità che i Comuni possano
partecipare concretamente alla gestione sociosanitaria; le perplessità sul ruolo e il peso delle singole Asl
all’interno della nuova ATS; e l’efficienza dei presidi ospedalieri.
Dalla stampa ho appreso che l’Assessore Massimo Nicolò ha rassicurato gli amministratori locali: la riforma non
è finalizzata al risparmio, ma ad indirizzare maggiori risorse sul territorio, a beneficio delle strutture periferiche e
dei cittadini.
Rimane però fondamentale riflettere sul ruolo dei Comuni, che restano largamente assenti nella nuova
governance della sanità territoriale. Invece gli enti comunali possono giocare un ruolo decisivo, favorendo
l’integrazione tra attività sanitarie e sociali nel distretto e nelle Case della Comunità, anche grazie alle funzioni
che già esercitano in materia di autorizzazione, accreditamento e vigilanza dei servizi sociali e delle strutture
residenziali e semiresidenziali. Un altro ambito cruciale riguarda la realizzazione delle strutture fisiche che
ospiteranno Case e Ospedali di Comunità.
Ai Comuni non è affidata l’organizzazione e gestione dei servizi sanitari, ma un sindaco non può ignorare la
salute e la protezione sociale dei cittadini. La velocità con cui questa riforma è stata portata avanti ha reso
evidente quanto sia necessario sostenere gli enti locali: non possiamo permettere che perdano fondi o funzioni
importanti. Bisogna garantire loro personale e strumenti per svolgere appieno il ruolo per cui sono stati istituiti.
In una riforma sociosanitaria non possono esistere dubbi: serve un’unica organizzazione chiara, efficace, che
integri sociale e sanitario senza depotenziare i Comuni.
Abbiamo già avanzato proposte di rilancio della riforma, con l’obiettivo che diventi un elemento di forza per
l’integrazione tra sociale e sanitario. La nostra attività continuerà, per monitorare costantemente che le funzioni
sociosanitarie non vengano toccate o lese e per supportare i Comuni, grandi e piccoli, affinché possano
garantire ai cittadini i servizi essenziali.
Confermo quindi che i Comuni devono restare protagonisti della governance territoriale della sanità. Sarebbe
un’occasione persa non riuscire a integrare efficacemente il mondo sociale e sanitario, e terremo questa priorità
costantemente nella nostra agenda: la salute dei cittadini e la capacità dei Comuni di garantire protezione
sociale restano questioni irrinunciabili.







