Attualità Savona

Savona e il suolo che non c’è: rischio appassimento per il fiore all’occhiello dell’economia ligure

Savona è la provincia dei primati che, tuttavia, creano un pernicioso cortocircuito che più che stupire, spaventa: se da un lato è qui che si concentra più del 90% della produzione da eolico regionale e la maggiore quota di produzione del fotovoltaico (27,3%), dall’altra parte la piana di Albenga rappresenta senza ombra di dubbio la zona agricola più importante della Liguria, con i suoi circa 1.400 ettari di superfice coltivata. Inoltre, l’agricoltura del savonese è oggi la prima classificata per PLV (Produzione lorda vendibile) nell’ambito dell’agricoltura praticata nelle quattro province liguri. Parliamo del comparto delle coltivazioni erbacee, nello specifico di fiori e piante. Oltre a questo, la provincia di Savona è il bersaglio del progetto del rigassificatore di Vado Ligure, che verrà spostato da Piombino al porto ligure. Infine, sul territorio sta venendo ultimato il progetto di Rete Ferroviaria Italiana che ha come oggetto una nuova linea ferroviaria tra Finale Ligure e Andora, che si pone come obiettivo la realizzazione entro il 2035.

Benché tutto ciò faccia onore a una provincia in crescita e che dimostra un dinamismo invidiabile, la verità è che il prezzo da pagare risiede nella terra che calpestiamo: o meglio, in quella che i nostri agricoltori coltivano da generazioni. il suolo sta diminuendo a vista d’occhio. La dimensione media delle aziende florovivaistiche nella piana di Albenga è inferiore a un ettaro e considerata l’elevata necessità di manodopera per la produzione di piante in vaso, ogni famiglia di agricoltori si avvale della collaborazione di numerosi lavoratori agricoli. Il settore primario nel ponente savonese (comprese le pianure di Pietra Ligure, Borghetto Santo Spirito, Ceriale e Andora) conta circa 1.500 imprese agricole con più di 5.000 addetti. Se si considera quanto prodotto dall’indotto, si comprende benissimo come il comparto agricolo sia il settore principe dal punto di vista economico e sociale dell’intero areale.

A questa immagine di terra che rappresenta il fiore all’occhiello di un’intera regione, ora sovrapponete questa: tremila giorni – quasi 9 anni – per portare a termine il progetto ferroviario che mira a realizzare, oltre a nuove fermate e stazioni, un doppio binario nel tratto ferroviario tra Finale Ligure e Andora. Dicono che così i treni potranno raggiungere i 190km orari. Ne passeranno di più, si parla di numeri da metropoli: fino 120 convogli al giorno. Per un settore trainante come quello agricolo ciò significa solo una cosa: ingenti perdite economiche, annullamento di contratti commerciali e netto abbassamento di capacità di mercato. Secondo un’analisi di Coldiretti, i terreni agricoli produttivi della provincia hanno un valore medio commerciale di circa 55€ al metro quadro. Ciò significa che per ettaro si presuppone un valore di 550.000€.

Se prendiamo ad esempio, come dalle relazioni a corredo del progetto ferroviario, gli almeno 27 ettari che verranno destinati alle aree cantieri per quasi 9 anni – almeno 7 di lavori veri e propri secondo il Commissario – su terreni oggi destinati alla produzione floricola, parliamo di una perdita pari ad almeno 110.000€ per ettaro, per ogni ciclo produttivo. Il che significa oltre 3 milioni di ettari per un solo ciclo produttivo, solo per quanto riguarda le aree cantieri. “Stiamo dicendo che come Coldiretti siamo contro il raddoppio? La risposta è no,” commentano Marcello Grenna e Antonio Ciotta, Presidente e Direttore di Coldiretti Savona. “Ma questi continui investimenti infrastrutturali a discapito di superficie agricola stanno seriamente compromettendo il mondo agricolo, oggi indignato dallo spostamento della ferrovia verso l’entroterra. Crediamo poi che dopo questi 9 anni quel suolo potrà essere riutilizzato? Ovvio che no. Lo perderemo per sempre.” Un progetto di tale portata, infatti, – per non parlare del costo spropositato che toccherà i 2.4 miliardi di euro – sacrificherà in totale, tra cantieri e nuove linee, fermate, banchine e stazioni, circa 108 ettari della piana di Albenga, ovvero il 10% dell’attuale superficie agricola. “Siamo per un raddoppio, sì, ma lasciando i binari nell’attuale sito, così come è stato fatto da Finale Ligure fino a Genova.”

E la ferrovia non è l’unico investimento che sacrifica preziosi terreni agricoli in una regione dove la SAU (Superficie Agricola Utilizzabile) è tra le più basse d’Italia. Regione Liguria ha infatti appena pubblicato l’avviso con l’elenco completo dei terreni interessati dal progetto del rigassificatore di Vado Ligure, sia per occupazione temporanea che per gli espropri. Come vengono coinvolti gli orti e i campi in questo caso? “Dalla nave gassificatrice partirà una conduttura che, arrivata sulla terra ferma, attraverserà l’entroterra, muovendosi verso l’interno fino ad arrivare a Cairo Montenotte; qui, s’incrocerà con una conduttura già esistente e poi, nella zona di Quiliano, verrà realizzato un impianto di lavorazione. Tradotto? Territori agricoli da sacrificare, nell’ ennesima operazione che avviene senza coinvolgere il territorio, men che meno le sue comunità di cittadini e lavoratori,” proseguono Grenna e Ciotta. “Aggiungiamo a questo il progetto del Parco eolico di Monte Cerchio, verso cui la comunità si è dichiarata fortemente contraria”. Sarebbe questo l’ennesimo esempio di stravolgimento ambientale con ricaduta su famiglie e agricoltori. “Siamo per l’innovazione, certo, ma come si può promuovere l’ambientalismo se ciò implica il sacrificio del territorio? La cosa non ha senso.” Concludono Grenna e Ciotta: “Crediamo che la responsabilità nei confronti delle comunità rurali sia l’ordine del giorno che non si può far slittare, né oggi né mai”.

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