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Il calcio secondo Pasolini domenica 18 febbraio a Lo Spazio Vuoto Imperia

“Civediamolì!”, la stagione 2024 del teatro imperiese Lo Spazio Vuoto, arriva al terzo appuntamento. Domenica 18 febbraio alle 17.00il giornalista Massimo Minellaporterà sul palco, insieme a Franco Piccolo alla fisarmonica, una riflessione che unisce Pier Paolo Pasolini e il calcio inteso come ultima rappresentazione sacra dei nostri tempi: Con le ali ai piedi. Il calcio secondo Pier Paolo Pasolini”. Dopo un’anteprima genovese di dicembre, lo spettacolo sarà realizzato per la prima volta nella sua versione accompagnata dalla musica proprio all’interno della stagione 2024 del teatro Lo Spazio Vuoto.

 

Scritto da Massimo Minella e Daniela Suzzi, lo spettacolo ripercorre il viaggio nel calcio-religione di Pasolini immergendosi in una passione che per lo scrittore è stata esercizio fascinatorio, metafora delle grandezze e delle miserie umane, da dare in pasto a una folla plaudente, in cerca di evasione da una vita grama. Il calcio borghese e quello popolare, da giocare per ore fino a non farcela più su un grande tappeto verde o un campo di terra battuta senza un filo d’erba, da rubare anche solo infilandosi in una partita di ragazzi, togliendosi la giacca e rimboccandosi le maniche della camicia.

 

Quanto grande, meraviglioso, stupefacente e attuale sa essere il calcio secondo Pier Paolo Pasolini, anche a distanza di tanto tempo?Immergersi nella sua passione per il calcio è esercizio che affascina da sempre. Su di lui si sono esercitati e confrontati in libri, saggi e articoli giornalisti e scrittori, ognuno alla ricerca di una propria chiave di lettura originale per raccontare il suo rapporto con il calcio. Di questa smisurata passione si continuerà a parlare ancora a lungo, raccontando il Pasolini calciatore e il Pasolini scrittore di calcio, l’ala che corre sulla fascia senza mai risparmiarsi e il cronista che racconta di trame di gioco e di tifo sugli spalti.

 

Il viaggio nel calcio-religione di Pasolini inizia da una delle sue ultime partite, allo stadio Luigi Ferraris di Genova, alla fine di maggio del 1975, e corre a ritroso, dagli esordi bolognesi al Friuli di Casarsa fino alla sua tragica conclusione, all’idroscalo di Ostia, con quel telo bianco sporco di sangue, a coprire il suo corpo martoriato, mentre a pochi metri di distanza un gruppo di ragazzi

gioca a calcio in quello che altro non è che un campetto sterrato di periferia. Dentro a questi confini, fra gioia e dolore, ci sono grandi e piccoli incontri, un linguaggio che nasce mutuando le lettere dell’alfabeto, scontri sul terreno di gioco senza mai risparmiarsi. C’è la vita.

 

 

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