Attualità

Pesca e Acquacoltura: +25%dei canoni demaniali marittimi

Dopo un 2022 di alti e bassi, nel 2023 le note dolenti non risparmiano imprese e cooperative di pesca e acquacoltura che operano sul suolo demaniale. Per l’annualità in corso, infatti, è previsto un adeguamento dei canoni per le concessioni demaniali marittime, che arrivano a un ulteriore aumento del +25,15%. Una batosta non di poco conto e che supera oltre il doppio dell’inflazione, ad oggi intorno al 12%. Senza contare che le imprese del comparto ittico, inoltre, non hanno nulla a che vedere con i fatturati e gli utili di altri comparti che godono delle concessioni demaniali marittime, primi tra tutti quelli del settore turistico ricreativo.

“Siamo sinceramente preoccupati – incalzano Gianluca Boeri, Presidente di Coldiretti Liguria, Bruno Rivarossa, Delegato Confederale, e Daniela Borriello, Responsabile di Coldiretti Impresa Pesca Liguria – di come questi provvedimenti potranno ripercuotersi sulle imprese della produzione ittica e sui loro servizi. L’aumento Istat non si può cambiare, questo è evidente, ma aumenti come questi sono davvero ingiustificati. Ãˆ necessaria una revisione dell’adeguamento per ridurre gli aumenti dei canoni. Le imprese ittiche liguri, colonne portanti della nostra economia regionale e nazionale, da ormai quasi un anno vivono quotidianamente i problemi legati alla crisi energetica e al conseguente aumento del costo dei carburanti. Anche in quest’ottica, una riduzione del canone si delinea chiaramente come provvedimento fondamentale e indispensabile”.

La corsa agli aumenti, iniziata nel 2020 con il passaggio da un importo forfettario per le superficie minime di 361,89 euro alla ben più cospicua cifra di 2.500 euro (+355%), si sta delineando come sempre più insostenibile per un settore come quello della pesca e dell’acquacoltura, fondamentale per l’economia della nostra regione. In questo scenario, secondo quanto riportato da Coldiretti Impresa Pesca, l’aumento del +25,15% è stato calcolato facendo la media sul paniere Istat tra i prezzi all’ingrosso e i prezzi al dettaglio dell’anno appena concluso (quindi tra +40% e +9%).

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