Attualità Cronaca In Primo Piano Savona

Savona si mobilita in difesa del reparto Maternità del San Paolo: in piazza Sindaci, Sindacati e Cittadini

Savona è scesa in piazza in difesa del punto nascite del San Paolo nel mirino della bozza del nuovo Piano socio sanitario che ne ipotizza la chiusura anche se sia il presidente della Regione Toti e l’assessore Gratarola ne hanno confermato l’operatività anche in futuro. In Piazza Pertini hanno partecipato circa 250 cittadini oltre a numerosi sindaci del territorio che hanno dato vita alla mobilitazione a cui hanno aderito anche i sindacati: “Il territorio savonese vive da troppo tempo in condizioni di criticità non più accettabili sia per i cittadini sia per chi lavora con impegno e dedizione per offrire un servizio che è sempre più disallineato rispetto alle necessità delle persone. E’ ora di dire basta a scelte calate dall’alto, senza discussione, senza interlocuzione tra Regione Liguria e territorio. E’ ora di dire basta alla chiusura di servizi e il ridimensionamento di attività fondamentali: i Punti di Primo Intervento di Cairo Montenotte e d Albenga, il Punto Nascite di Pietra Ligure e ora addirittura il 118, nonché il Punto nascite dell’ospedale San Paolo di Savona” ha affermato la CGIL. Contestualmente è stata avviata anche una raccolta firme da parte del consigliere di minoranza, Roberto Arboscello (PD) che è arrivata a circa 10.000 firme.

Nel pomeriggio di oggi il Sindaco Marco Russo ha incontrato i sindaci del distretto sanitario savonese e delle Bormide oltre ai sindacati e il Comitato Amici del San Paolo per fare il punto della situazione:

“L’Ospedale San Paolo è un presidio sanitario fondamentale per un comprensorio molto esteso e popoloso, e deve essere preservato, valorizzato e sviluppato per renderlo sempre più adeguato ai bisogni di una ampia popolazione.

 L’ipotesi di chiudere il punto nascite del San Paolo è irricevibile, perchè insostenibile anche da un punto di vista tecnico-scientifico: va ricordato che esso serve un comprensorio molto vasto di circa 160 mila cittadini sia della costa che dell’entroterra e la sua chiusura provocherebbe inevitabilmente la fuga anche fuori regione di ampie porzioni di popolazione.

 Questa posizione viene fermamente sostenuta non per difesa di campanile” ma assumendo una visione strategica di area vasta perchè sappiamo interpretare il nostro ruolo di sindaci consapevoli del fatto che ogni comune si colloca in un contesto territoriale più ampio.

 Per questa ragione, questa posizione viene condivisa da due distretti, tra loro strettamente sinergici sotto il profilo del servizio sanitario.

Poiché sappiamo assumere una responsabilità di programmazione di ampio respiro, rivendichiamo la necessità che la Regione coinvolga le amministrazioni comunali nella pianificazione di politiche che hanno una importante ricaduta sui nostri territori.

 Sono positive le aperture della Regione a rivedere sul punto la bozza di piano socio sanitario, ma intendiamo tenere alta l’attenzione fino a quando il mantenimento del punto nascite di Savona non verrà formalmente confermato e fino a quando non si aprirà un effettivo e costruttivo dialogo con le amministrazioni comunali.

 A tale proposito, i sindaci di Savona e di Cairo, quali capofila dei rispettivi distretti, si attiveranno con i sindaci dei comuni capofila degli altri due distretti socio sanitari della provincia per avviare una elaborazione di una posizione unitaria di tutta la provincia su questa importante tematica, assumendo una visione regionale”. hanno concluso i sindaci.

Anche in Valbormida il tema sanitario è molto sentito come ha riferito Tiziana Satta di Fiom:

 

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