Attualità Cairo Montenotte

Ospedale di Cairo, il Comitato sanitario locale scrive all’assessore regionale alla Sanità Grattarola

“Da sempre cerchiamo di tenere i riflettori accesi sulla Val Bormida, un territorio che da anni lotta contro le riduzioni e i tagli dei servizi sanitari”, spiega il presidente del comitato sanitario locale, Giuliano Fasolato.

“Non è mia intenzione scendere in sterili polemiche su quanto successo nei trascorsi anni, né su chi ha permesso che l’ospedale San Giuseppe di Cairo Montenotte venisse declassato e privato di quelle funzioni necessarie a garantire un’assistenza adeguata per una valle cosi complessa, sia dal punto di vista delle condizioni atmosferiche sia dal punto di vista della viabilità”.

“Attualmente il nosocomio è tuttora sprovvisto di un pronto soccorso e anche di un punto di primo intervento H 24: questo rende l’interventistica di emergenza – urgenza praticamente inesistente nella nostra valle. Senza dimenticare l’assenza di adeguate strutture territoriali indispensabili per la complessa morfologia della nostra zona, che in vari periodi dell’anno si trova isolata dalla costa, come purtroppo testimoniano le cronache degli scorsi anni”.

“Ci sono chiare le direttive nazionali sulla necessità di riorganizzare il sistema sanitario, come ci è chiara la direttiva impartita dalla Regione sulla destinazione del nostro ospedale. Ma mi permetta di indicare che a nostro sommesso avviso, quanto previsto nelle decisioni regionali non garantisce la sicurezza degli abitanti della nostra valle in casi di emergenza”.

“Per tale motivo, la invitiamo prima di accantonare ogni proposito di ripensare alcuni aspetti indispensabili ed imprescindibili su questo argomento, nonché venire personalmente in Val Bormida, recandosi nei luoghi più isolati: potrà cosi verificare di persona quali siano le difficoltà reali per raggiungere in tempo ragionevole le strutture situate sulla costa (Pietra Ligure e Savona) rispettando i tempi di sicurezza che richiede l’emergenza”.

“Vorrei sfatare il solito detto che in caso di infarto o ictus si deve evitare l’auto-presentazione e bisogna chiamare il 112, nonché rammentare che la nostra è una zona con forte vocazione contadina e industriale, dove tante persone svolgono attività di boscaioli e contadini con l’utilizzo di mezzi e macchine operatrici spesso pericolose, o di operai in alcune fabbriche dichiarate ad alto rischio. Riteniamo che anche in considerazione di queste caratteristiche, oltre a quelle brevemente illustrate sopra, non si possa prescindere da un servizio di emergenza efficiente e attivo sulle 24 ore”.

“Conclude rinnovando l’invito e dichiarandomi disponibile in qualsiasi momento ad accompagnarla personalmente anche con un milite della Croce Bianca per verificare di persona la realtà dei fatti”

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