I cinque “quasri” proposti da Achille Lauro sul palco del Festival di Sanremo hanno acceso la polemica e questa volta è il vescovo della diocesi di Sanremo-Ventimiglia, Antonio Suetta a prendere posizione: “Il mio intervento, a questo punto doveroso, è per confortare la fede ‘dei piccoli’, per dare voce a tutte le persone credenti e non credenti offese da simili insulsaggini e volgarità, per sostenere il coraggio di chi con dignità non si accoda alla deriva dilagante, per esortare al dovere di giusta riparazione per le offese rivolte a Nostro Signore, alla Beata Vergine Maria e ai santi, ripetutamente perpetrate mediante un servizio pubblico e nel sacro tempo di Quaresima. E’ ancora più grave il fatto che Fiorello, artista dalle mille risorse e grandi doti sotto diversi aspetti, persona simpatica e affermata, ricorra a simili banalità e sconcezze per dare spettacolo. Mi è parsa una vera caduta di stile. Non solo ci troviamo davanti a un utilizzo, che di per sé sarebbe improprio, ma anche davanti a una mancanza di rispetto, che si aggrava quando poi c’è anche irriverenza che diventa blasfemia”, riferendosi all’utilizzo di simboli sacri da parte di Achille Lauro. “Un conto è utilizzare il simbolo religioso in campo artistico, magari cogliendolo in un significato parziale, un altro è offendere il simbolo”.





