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Vaccarezza (Cambiamo!) ricorda la strage di Capaci: “Impariamo a praticare la legalità, a rispettare chi combatte ogni giorno per garantirla a tutti”

Il consigliere regionale, Angelo Vaccarezza (Cambiamo!) ricorda la strage di Capaci: “È sabato, l’orologio segna le 17.56 quando improvvisamente, l’inferno sale sulla terra. Un’esplosione squarcia l’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, all’altezza del casello di Capaci, nel Comune di Isola Delle Femmine: cinque quintali di tritolo distruggono cento metri di asfalto e fanno letteralmente volare via le auto blindate.

Muore Giovanni Falcone, magistrato simbolo della lotta antimafia. Insieme a lui, perdono la vita altre quattro persone. Francesca Morvillo, 46 anni, nata a Palermo, moglie di Giovanni Falcone, seduta al suo fianco. Rocco Di Cillo, 30 anni, di Triggiano (Bari), aceva parte della scorta di Falcone dal 1989. Antonio Montinaro, 30 anni, di Calimera (Lecce). Agente scelto, era stato inviato in Sicilia e temporaneamente assegnato al servizio scorte di Falcone, era padre di due figli piccoli. Vito Schifani, 27 anni, di Ostuni (Brindisi), guidava la prima delle tre auto che scortavano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, lascia la moglie di 22 anni, Rosaria, e un figlio di 4 mesi”.

“Cosa posso dire che non sia ancora stato detto, che non dia un impronta banale e scontata a queste parole, cosa si può aggiungere al dolore mai sopito di un pezzo di storia che ha segnato irrimediabilmente tutti gli Italiani? Forse, più che dire, ognuno di noi può fare qualcosa. Ognuno di noi può iniziare dando il giusto valore alla vita umana, che è, e resta sempre, un dono di cui essere grati. Impariamo a praticare la legalità, a rispettare chi combatte ogni giorno per garantirla a tutti, sia esso in divisa, con la toga, un semplice cittadino che si ribella contro soprusi e violenze ricorrendo alla legge”.

“Giovanni Falcone fu l’antesignano di nuovi metodi di contrasto alla criminalità organizzata: rigore investigativo, indagini finanziarie ed estrema capacità di sinergia in quella squadra, quel “pool antimafia” grazie al quale ebbe luogo il maxiprocesso alla mafia, il più grande risultato mai conseguito contro “cosa nostra”. Uomini di legge, di valori, ma prima di tutto uomini di valore, di idee e di ideali. Le mafie sono il cancro della società, sono l’ostacolo allo sviluppo economico del paese perché creano corruzione e complicità. L’unica risposta possibile per noi e per i nostri ragazzi è la cultura della legalità, accompagnata dal rigore morale delle istituzioni. Negli anni, il lavoro incessante di centinaia di uomini e donne di legge, ha spezzato il clan dei Corleonesi; ma la lotta alla mafia è ancora lunga. La nebbia in Sicilia, ancora non si è alzata. “Possiamo sempre fare qualcosa: massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto”.

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