Albisola Politica

Albisola Green Park, raccolta firme per fermare il progetto. Il sindaco Garbarini: “C’è chi ha il coraggio di provare a bloccare progetti che potranno dare ossigeno all’economia locale”

Oltre ai ricorsi a TAR e Consiglio di Stato adesso anche una raccolta di firme da parte del comitato contro la realizzazione di Albasole Green Park, un parco avventura che nelle intenzioni del progetto datato 2012 dovrebbe sorgere sulle alture della città rivierasca. A rispondere per le rime è il Sindaco Garbarini che afferna: “C’è chi continua, con grande ingenuità ormai, a voler ostacolare un progetto di sviluppo turistico sostenibile senza arrendersi neppure dinanzi ad alcuni dati di fatto:
❗ i due ricorsi bocciati (dal TAR Ligure prima e dal Consiglio di Stato poi.
❗ Nella situazione contingente di crisi socio-economica in cui versiamo a seguito dell’epidemia del coronavirus, c’è chi ha il coraggio di provare a bloccare progetti che potranno dare ossigeno all’economia locale sviluppando nuovi flussi turistici e indotto sul territorio”.

Il Tar Liguria, nel dicembre 2018, aveva respinto il ricorso collettivo presentato da 11 residenti di Albisola Superiore che avevano impugnato gli atti di programmazione urbanistica approvati dall’Amministrazione comunale e dalla Regione Liguria. In primo grado il ricorso, esaminato dal Tribunale Amministrativo ligure, era stato dichiarato inammissibile. Costringendo i soccombenti ad adire il Consiglio di Stato.

Il procedimento riguarda un piano urbanistico operativo che interessa un’area di oltre 200.000 mq e prevede la sistemazione di una zona scarsamente antropizzata. La realizzazione del parco, che comprenderà attrazioni sportive, strutture di servizio e parcheggi, comporterà anche interventi sulla viabilità di collegamento e su un corso d’acqua.

Il Tar, con la sentenza del 2018, aveva giudicato fondate le eccezioni di inammissibilità del ricorso per carenza di interesse, in quanto gli atti urbanistici impugnati non riguardavano “aree in cui sono compresi gli immobili della parte ricorrente” e non contenevano “previsioni ritenute idonee a pregiudicarli direttamente”. La distanza delle proprietà dei ricorrenti è infatti compresa tra un minimo di 2,20 km e un massimo di 3,59 km dai confini del progetto parco. Né possono essere evocati rischi per la salute che potrebbero essere cagionati dal conferimento di terre da scavo contenenti amianto, “non essendo stato allegato alcun elemento atto a dimostrare la fondatezza di un’ipotesi” definita “fantasiosa” dai promotori dell’iniziativa. Ricorso inammissibile, quindi, e, conseguentemente, respinta anche la domanda di risarcimento dei danni, “peraltro formulata – osservano i giudici – in termini inammissibilmente generici”.

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