Cronaca In Primo Piano Savona

Savona, seconda udienza del processo Massari

Davanti ai giudici il giovane costretto ad accompagnarlo a Sanremo con l’auto e l’amica che lo ha ospitato in casa dopo l’uscita dal carcere

Si è svolta questa mattina in Corte d’Assisre a Savona la seconda udienza di Domenico Massari, il killer dei Bagni Aquario che lo scorso 13 luglio ha ucciso la sua ex moglie sparandole contro 6 colpi di pistola di cui uno fatale alla testa. Durante l’udienza sono stati ascoltati i testimoni della difesa e dell’accusa tra cui Antonio Moio il ragazzo che è stato costretto dallo stesso Massari a condurlo a Sanremo dove si è costituito. Secondo la ricostruzione del ragazzo, effettuata davanti al Pm Chiara Venturi, Massari si sarebbe palesato in un parcheggio di Vado Ligure dicendo chi fosse, dopo aver immobilizzato le mani del giovane con un foulard lo ha costretto a spegnere il telefono e ad accompagnarlo a Sanremo. Durante il tragitto il ragazzo ha rinunciato una volta a fare rifornimento in quanto sul piazzale di un’area di servizio c’era una pattuglia della Polizia e il rischio che potesse accadere qualcosa di più grave era concreto. Dopo il rientro a Savona il ragazzo ha sporto denuncia il giorno successivo. E’ stata anche sentita l’amica che lo ha ospitato oltre un anno dopo l’uscita dal carcere. Giulia Costantini ha raccontato che nel periodo dopo l’uscita dal carcere, Massari è uscito dall’alloggio pochissime volte, non ha mai parlato dei litigi con l’ex compagna e di questioni patrimoniali. La sentenza di primo grado è attesta per il 24 marzo, prossima udienza il 9.

Lo stesso Massari ha poi fornito la sua versione dei fatti raccontando tutto quanto è accaduto quella sera ripercorrendo anche la vicenda personale con la donna che aveva sposato. Lo ha fatto attraverso la lettura di una lettera:

Daniele Massari in aula legge una lettera nella quale specifica:”Non l’ho uccisa per gelosia, di lei non mi importava più nulla. L’ho fatto perché mi aveva rubato il futuro e portato via tutto. Se fossimo stati due uomini sarebbe finita nello stesso modo. Tante menzogne sono state dette su di me, ma io non ho mai maltrattato nessuno.
Condannatemi, è giusto, ma non fatemi passare per un mostro”. Per Massari l’uccisione di Deborah è stato un fatto legato a questioni economiche. “Quando ci siamo fidanzati mi ha confidato il sogno di aprire un locale di lap dance. Io non potevo comparire in società perché avevo un debito di 600 mila euro con Equitalia, quindi l’ho intestato solo a lei, investendo 400 mila euro in contanti frutto anche del traffico di droga. Poi lei mi ha estromesso e per questo le ho bruciato il locale”. “Non parlate di femminicidio, non sono un mostro”, ha concluso.

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