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Transylvania, savonesi e inglesi uniti da una disgrazia bellica

Chi si è perso la giornata del Fai dedicata all’apertura straordinaria dell’ex ospedale San Paolo, ha rinunciato anche alla possibilità di assistere all’esposizione fotografica dedicata all’odissea del transatlantico Transylvania, affondato tragicamente nel golfo tra Bergeggi e Capo Noli durante il primo conflitto mondiale. Niente paura, proviamo a riviverla insieme. 

Varata il 23 maggio 1914, Transylvania fu una nave di lusso britannica destinata al trasporto passeggeri, che operava lungo la tratta Liverpool-New York. Di proprietà della società di navigazione Cunard Line, nel 1915 fu armata e messa a disposizione della Marina inglese per il trasporto dell’equipaggio militare, diventando il più grande e importante transatlantico delle truppe alleate operante nel Mediterraneo.

Il 3 maggio 1917 il Transylvania salpava da Marsiglia in direzione Genova con più di tremila soldati britannici e sessantaquattro infermiere, navigando sotto costa per evitare gli attacchi dei sommergibili tedeschi piazzati in mare aperto. Il piroscafo era scortato da due navi da guerra giapponesi, il Matsu e il Sakaki. Ma non bastò: la mattina seguente, con una bella giornata di sole ma con un vento forte di tramontana che sembrava presagire un ostacolo, il Transylvania fu centrato sul fianco sinistro da un siluro tedesco, che colpì la sala macchine. L’atmosfera si riempì di caos, il rumore delle sirene era angosciante e ininterrotto e si iniziarono le procedure di salvataggio. Ma una ventina di minuti dopo, un secondo siluro, in realtà diretto verso il Matsu, colpì una parte di prua del transatlantico, dandogli il colpo di grazia. Il Transylvania affondò lentamente a circa tre miglia di distanza dalla costa spotornese. Le vittime furono 407, oltre tre mila furono i naufraghi, prontamente salvati dagli audaci pescatori di Noli, testimoni dell’affondamento, che nonostante le pessime condizioni del mare non indugiarono a lanciarsi con i loro precari pescherecci a recuperare i superstiti. Non solo: subito dopo, tutta la zona (dalla costa all’entroterra) si mobilitò in una corsa alla solidarietà per offrire cibo e ospitalità ai sopravvissuti. Una bella storia di solidarietà che, in questo momento storico, può far riflettere.

In ricordo dei caduti, fu posta una croce commemorativa a Punta Predani (il breve sentiero che dalla “Baia delle Sirene” di Bergeggi porta sull’Aurelia); gli oltre duecento dispersi trovano memoria in un monumento a loro dedicato nel cimitero di Savona, nella sezione inglese, dove giacciono anche i corpi delle vittime.

Solamente il 7 ottobre 2011, dopo mesi di costanti ricerche con i più avanzati mezzi tecnologici, venne ufficialmente dichiarato il ritrovamento del relitto del Transylvania, annunciato dal Tenente Colonnello Schilardi, ex comandante dei Carabinieri Subacquei di Genova. La nave si trovava a 630 metri di profondità davanti all’isola di Bergeggi, verso Spotorno. In occasione del centesimo anniversario dal naufragio, nel 2017 è nato il comitato celebrativo che ha portato nella città e nella provincia di Savona alcuni eventi commemorativi. Volontà del comitato (nato grazie alla volontà dell’ex sindaco di Noli Carlo Gambetta, in collaborazione con i Comuni di Noli, Spotorno, Bergeggi e Savona) era di ricordare un evento che vide la popolazione del savonese e l’equipaggio britannico “uniti fraternamente da una tragica evenienza bellica.

Valentina Foti

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