Nel cuore di Lucio Fontana

Un artista a 360°

Il MuDA di Albisola conserva uno dei gioielli dell’artista fondatore del movimento spazialista: I cavalieri dell’Apocalisse, Spagna, Mediterraneo e Brasile sono i quattro pannelli ceramici esposti, in tutta la loro lucentezza, nella cittadina ligure che il maestro tanto amava.

«Caro Tullio, ti sono amico per la tua stima a mio riguardo e per le cortesie che mi hai usato. […] Ritornerò alla tua amicizia e al bel sole di Albisola». Così Lucio Fontana scriveva all’amico e collaboratore Tullio Mazzotti, secondogenito del fondatore della ditta Ceramiche Mazzotti di Albisola. Attiva dal 1903, la fabbrica era e rimane uno dei più importanti centri ceramici d’Italia, luogo di produzione di ceramica artistica e artigianale di pregio nella rigorosa tradizione che caratterizza Albisola fin dal XVI secolo.

La presenza di Fontana nel territorio albisolese non è certo una novità per i liguri. Chiunque costeggi la “passeggiata degli artisti” del lungomare avrà notato i suoi mosaici e le sue sculture. Utilizzando la fabbrica sulla foce del torrente Sansobbia, insieme alle fornaci di Pozzo Garitta, nel 1948 Fontana cominciò a ideare e a progettare i cinque pannelli in ceramica smaltata policroma (in origine era presente anche il pannello Equatore, sfortunatamente andato perduto), chiamando a collaborare anche l’esperto maestro di lustri Mariano Baldantoni, già noto negli ambienti albisolesi. L’anno seguente i pannelli erano pronti e destinati a decorare una delle hall della motonave Conte Grande, appena rinnovata per il trasporto passeggeri dagli architetti Gio Ponti e Nino Zoncada, entrambi sostenitori del piano promozionale promosso dal Gruppo Finmare di una nuova “architettura in movimento”.

Non fu tuttavia il primo contributo che Fontana offriva ai transatlantici: nel 1935 partecipò a un concorso nazionale indetto dalla Italia Flotte Riunite per la creazione di un manifesto pubblicitario. Il suo fu tra i più apprezzati, tanto da rivederlo comparire negli anni Cinquanta in piccole locandine per la stessa compagnia (rinominata Società Italia di Navigazione). Il successo dei palatial ship, del transatlantico – che, solo nominandolo, richiama un’intera epoca: la nostalgica giovinezza dei più anziani di noi – dimostra quanto la promozione pubblicitaria sia stata un elemento cardine per la creazione del mito novecentesco.

Se la grafica svolgeva quindi un ruolo primario nel campo della propaganda navale, durante l’allestimento degli interni navali era fondamentale il dialogo tra arte e architettura. Presto si capì «l’importanza promozionale delle decorazioni a bordo dei transatlantici» (C. Chilosi), valorizzando le arti applicate e principalmente la ceramica. Così anche Fontana, nei suoi pannelli albisolesi, utilizzò dei “soggetti promozionali”, volti a pubblicizzare alcuni degli itinerari per mare effettuati dal Conte Grande: il passeggero, entrando per la prima volta nella nave, era così proiettato nel luogo paradisiaco tanto sognato ancor prima di cominciare la traversata atlantica. La rappresentazione del sole, presente in tutti i pannelli, era quasi un elemento propiziatorio, un’ulteriore promessa della riuscita del viaggio.

Ogni rappresentazione presenta situazioni stereotipate ed elementi chiaramente riconoscibili: la composizione con più pezzi (dieci) è Mediterraneo, che non è rappresentato semplicemente dal mare, ma più squisitamente con elementi tipici della cultura classica, come una coppia di centauri, la testa di Medusa (soggetto ripreso  diverse volte da Fontana nelle sue sculture), una colonna dai capitelli ionici spezzata (iconografia tipicamente rinascimentale); i sette elementi che creano la composizione dedicata alla Spagna danno origine a un’animata corrida, accompagnata da pesci e fiori colorati; quello destinato al Brasile presenta, in alto, una grande distesa di mare azzurro con il monte Pan di Zucchero di Rio de Janeiro e, a sinistra, una coppia di pappagalli variopinti; infine, l’unico pannello privo di soggetti paesaggistici, I Cavalieri dell’Apocalisse, in sei pezzi dai toni bruni o bluastri, rappresenta la tenebrosa narrazione dell’Antico Testamento, le cui scene sono unite dagli otto raggi del sole nero  posto al centro in basso della composizione.

Restituito l’originario splendore grazie al recente restauro, compiuto nel 1999 dal Laboratorio di restauro del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, i pannelli sono oggi esposti, dal 2014, al Museo Diffuso di Albisola (MuDA) e qui conservati ancora nella loro originale cornice lignea laccata di bianco.

Valentina Foti

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