Nibali ha chiuso ottavo
Sanremo (IM). Dal “doble” azzurro del 2005-2006 griffato Petacchi-Pozzato al trionfo di Vincenzo Nibali nell’edizione dello scorso anno, sono trascorsi dodici anni. L’impresa non è riuscita al ciclismo nostrano e la 110° classicissima di Primavera è tornata a parlare straniero, francese per la precisione, con la vittoria dell’uomo più atteso: Julian Alaphilippe che riverdisce la granedur del tricolore d’oltralpe 3 anni dopo la vittoria di Dèmare. L’Italia si è dovuta accontentare di benfigurare con Nibali 8° e Trentin 10°; certo, gli avversari di livello per il ciclismo di casa nostra non mancavano, del resto: da Sagan a Gaviria senza dimenticare Ewan, Bennett e Dèmare, tutti velocisti di punta sui quali si attendeva potesse fare aggio il favorito numero uno: Julian Alaphilippe. E così è stato. Il corridore francese ha completato la corsa in 6h40’14”
I 291 chilometri del percorso sono stati una cartolina delle bellezze della costa ligure di Ponente, postata in una giornata di sole fin troppo di stagione. Le condizioni meteo hanno così permesso ai 247 corridori di esprimersi su livelli tecnici ed agonistici eccellenti, considerata l’elevata velocità media mantenuta su tutto il percorso di circa 42,950 km/h, con punte di 53 km/h favorite dalla totale assenza di vento. La strada asciutta ha consentito subito la fuga di dieci corridori, tra cui gli italiani Masnada, Maestri, Raggio, Poli e Tonelli, arrivati ad accumulare un vantaggio di oltre 10 minuti sul gruppo dopo appena 20 km di corsa. Una leggera flessione si è registrata sul Passo de Turchino provocando una riduzione a 5,50″ che non ha messo in pericolo l’andamento a parte tenuto dai fuggitivi. Soltanto ad Alassio la fatica ha cominciato a farsi sentire portando il gap a 3′ dopo cinque ore di fuga.
Gruppo in rimota ma niente selezione a Capo Cervo mentre a Capo Berta, Schoenberger ha tentato l’attacco ma è stato contrastato da Masnada che lo ha raggiunto e lasciato sul posto portandosi via la leadership della corsa con 11″ sul primo gruppo di inseguitori il cui vantaggio, sceso al di sotto del minuto sembra preparare la volata. La salita della Cipressa ricompatta il gruppo annullando tutti i vantaggi e le fughe con Masnada sceso a soli 5″m a è la discesa che propizia lo scatto spettacolare di Niccolò Bonifazio, che arriva ad un massimo di 22″di vantaggio attaccando a 16 km dall’arrivo ad una velocità di 54 km/h. Ma è un episodio e Bonifazio viene riassorbito ad Arma di Taggia: non ne aveva più. Il gruppo affronta la salita di 3,6 km del Poggio compatto, proprio dove lo scorso anno Nibali piazzò il colpo determinante. A 6,5 km dal traguardo emerge Peter Sagan che va a chiudere l’attacco di Alaphilippe; vanno via in sette, nel drappello anche Matteo Trentin, Elia Viviani scivola a 40″ e abdica. L’epilogo è tutto nella volta di Julian Alaphilippe che scatta a 300 metri dal targuardo bruciando Peter Sagan solo 4°. Dietro al francese chiudono sul podio Naesen, terzo Kwiatkowski.





