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Ermal Meta con Fabrizio Moro vincono il 68° Festival della Canzone Italiana

Sanremo. “In Francia c’è un concerto, la gente si diverte. Qualcuno canta forte, qualcuno grida a morte”. Comincia così il testo della canzone vincitrice del 68° Festival della Canzone Italiana. “Non mi avete fatto niente” è una canzone dal significato tutt’altro che facile che va a toccare il tema degli attentati terroristici che si sono verificati nel mondo negli ultimi anni: “Il Cairo, la Rambla di Barcellona, Nizza” sono diventati i luoghi simbolo della geografia del terrore citati nel testo. E’ stata una vittoria tribolata giunta dopo un’accusa di presunto plagio che aveva prima portato alla sospensione del pezzo ma presto riammessa in gara. Ermal Meta e Fabrizio Moro hanno convinto le tre giurie che hanno presieduto il voto finale con pesi specifici diversi (50% il televoto, 30% la Sala stampa e 20% la giuria di esperti). A notte fonda con la maggior parte delle persone svenute sul letto o sulla poltrona, si consuma il sorpasso su Lo Stato Sociale finito al secondo posto, Annalisa terza.
E’ finita. Sanremo tramonta all’alba di domenica incassando ascolti spaziali e consensi. Hanno vinto tutti alla faccia dei gufi e dei menagrami. Cosa ci ricorderemo di questa notte? Sicuramente l’orrenda sigla “Popopopò”, alcune gag tristissime e i buchi del satellite:schermi neri e panico nelle case degli italiani proprio mentre canta la Pausini: un mezzo disastro parzialmente riscattato dal colpo di genio della cantante che a metà esibizione esce dall’Ariston e va a cantare con la gente che sta aggrappata alle transenne di corso Matteotti: momento da occhi lucidi; nel baule dei ricordi trova posto anche la telefonata di Fiorello che si presenta come lo scaldapubblico con Laura sul palco: a parti invertite finisce come era cominciata: “La Rai per la prossima edizione ha contattato per la conduzione il Papa e Melania Trump”. Anche al telefono Fiore ruba la scena a tutti. L’addio di Elio e le Storie Tese e la bella e brava Annalisa sono stati altri snodi da ricordare come il monologo di Favino che recita un monologo sulla realtà dei migranti di Koltès e si commuove. Sul palco è tutto un fluire di sorrisi e ringraziamenti, svarioni come quello di Baglioni che ad un certo punto ha collocato il Festival in un non precisato 19…..18, forse? e sbavature dovuti alla stanchezza. La gara porta ai play off Annalisa, Lo Stato Sociale e Ermal Meta con Fabrizio Moro in un oceano di noooooooooo, buuuuuuuuuuuu, ohhhhhhhhhhhh. Il premio della critica Mia Martini va a Ron con “Almeno Pensami”; il premio sala stampa Lucio Dalla a Lo Stato Sociale con “Una vita in vacanza”; il premio Sergio Endrigo per la migliore interpretazione va a Ornella Vanoni con Bungaro e Paicifico; il premio Sergio Bardotti per il miglior testo a Mirkoeilcane con “Stiamo tutti bene”, infine il premio Giancarlo Bigazzi per il migior arrangiamento va a Max Gazze con “La Leggenda di Cristalda e Pizzomunno”.
Aldilà del successo di pubblico, il Festival è stata anche una macchina da soldi implacabile. Mandare in onda uno spot di pochi secondi nell’orario di punta, dopo le 21 e prima delle 22 ha un costo che può arrivare anche a 219mila euro. A questo va aggiunto il consueto corollario di evento più sociale dell’anno, di click, commenti, followers per non parlare dello share. Dopo una sfacchinata lunga cinque giorni e cinque notti si sente adesso il bisogno di tornare alla quotidianità televisiva dei permessi speciali di Voyager o delle storie di padri ricusati e fidanzate piantate di C’è Posta per te. Ma prima di chiudere un quesito: Baglioni, lascia o raddoppia? Ah…..la vecchia che balla con “Lo Stato Sociale” è già un mito.

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