Vado Ligure. Venticinque manifestazioni di interesse, 30 sopralluoghi nei 5 lotti disponibili presso il sito termoelettrico di Quiliano – Vado, 100 posti di lavoro in tre anni, per 50 lavoratori in cassa integrazione e altrettanti dell’ex indotto. Questi in sintesi i numeri del piano di riconversione delle aree della centrale Tirreno Power di Vado Ligure, snocciolati questa mattina dal direttore della comunicazione del gruppo Enrico Erulo, ad un anno dal lancio dell’iniziativa presentata all’epoca presso l’Unione industriali di Savona.
Ma non è tutto perché proprio in questi giorni è partito il cantiere per la demolizione della ciminiera del vecchio ciclo di produzione di energia a olio combustibile, l’altra ciminiera del gruppo a carbone non può essere ancora demolita in quanto il gruppo stesso è sotto sequestro giudiziario dall’11 marzo 2014. In almeno tre – quattro mesi quindi il paesaggio circostante cambierà aspetto e con i detriti saranno riempiti almeno 200 mezzi. Il piano è stato valutato e approvato dal ministero dell’Ambiente e alcuni giunti in amianto saranno opportunamente trattati da ditte specializzate.
Nessun termovalorizzatore sarà realizzato nelle aree della centrale, forse ci sarà però un impianto per il trattamento a freddo dei rifiuti. Quanto al piano di riqualificazione industriale Erulo ha commentato: “Siamo uno dei pochi gruppi che, nonostante l’uscita dal carbone per la produzione di energia abbia sicuramente portato un disagio economico notevole, non abbiamo lasciato nessuno dei lavoratori a casa e anzi, abbiamo dato luogo ad un piano di riqualificazione che in un solo anno, in un quadro complessivo di tre, ci ha già portato, grazie anche al decreto di area di crisi complessa di cui beneficiamo, ad almeno due ditte su 25 che hanno manifestato interesse che stanno già facendo colloqui ad una decina di nostri lavoratori e pensiamo che a breve possano arrivare da queste aziende le prime assunzioni”.
Erulo prosegue: “Al momento non possiamo ancora fare i nomi di questi soggetti in quanto stiamo portando avanti con loro serrate trattative. Abbiamo multinazionali europee e americane, ma anche ditte nazionali che si occupano di settori che vanno dalla manifattura, alla logistica, alla chimica fino alle comodities”. Solo l’anno scorso i lavoratori in centrale erano 186, poi ci sono stati tre gradi di azione. Una mobilità volontaria che ha portato anche ad alcuni prepensionamenti, un outsocurcing che attraverso una formazione ha traghettato altri lavoratori verso altre aziende, ma anche Engie e Sorgenia,le due società che compongono Tirreno che hanno lanciato recentemente bandi di lavoro che possono ricomprendere anche come candidati lavoratori della centrale. Oggi complessivamente nel sito lavorano 54 persone.





