Savona. Sono 54 sui 106 esuberi che aveva prospettato l’azienda, i lavoratori di Bombardier che hanno scelto la strada della mobilità volontaria. Una procedura partita lo scorso autunno e che era previsto terminasse a luglio, ma di fatto si è conclusa il 15 giugno. Di questi dipendenti soltanto 6, al termine della mobilità che, a seconda dell’età degli operai, può durare da un minimo di 1 ad un massimo di 3 anni, si potranno agganciare alla pensione. Un quadro questo che preoccupa non poco i sindacati. Ma quale potrebbe essere il futuro del sito di Vado? Sul tavolo diverse possibilità: 60 mila ore di lavoro che dovrebbero arrivare, ma ancora non si vedono, per la realizzazione di carrozze di testa del treno Zefiro 1000. Una commessa che Bombardier si era aggiudicata anni fa con Ansaldo Breda e che oggi è in mano alla giapponese Hitachi e poi la gara di Mercitalia, ex Cargo delle Ferrovie dello Stato, che prevede la costruzione di 60 macchine Traxx a corrente continua Dc 3 e altrettante multisistema. «Il problema – spiega Andrea Mandraccia, segretario provinciale della Fiom Cgil – è che l’azienda qualora questa commessa fosse vinta, intenderebbe realizzare le multisistema in Germania, mentre noi, vista la situazione di carenza di carichi di lavoro vorremmo fossero realizzate in blocco a Vado». A novembre poi scadrà la cassa integrazione a rotazione per 370 lavoratori. «Per quella data – afferma Mandraccia – sapremo anche gli esiti della gara Mercitalia. E ammesso che la gara fosse aggiudicata a Bombardier ci sarebbe da capire quali carichi di lavoro potrebbero traghettarci fino a luglio quando cominceremmo la nuova produzione».







