Cronaca In Primo Piano Vado Ligure

Per la centrale di Vado Ligure, altra tegola della magistratura savonese

Savona. Arriva l’inchiesta bis per la centrale Tirreno Power di Vado Ligure con uno stralcio dell’accusa di omicidio colposo dal corpo portante dell’altra inchiesta con la riapertura dell’inchiesta. A lavorarci sono i sostituti Daniela Pischetola e Vincenzo Carusi che stanno cercando di portare alla richiesta di rinvio a giudizio degli indagati. Una scelta dettata dalla necessità di andare ad individuare con tanto di nome e cognome le presunte vittime a causa della centrale termoelettrica di Vado Ligure. Lo scrivono oggi Secolo XIX e La Stampa.
Ma la svolta, già palesata nei mesi scorsi, per quanto riguarda l’omicidio colposo di non meno 427 persone morte «per cause attribuibili alle emissioni della centrale, quale causa esclusiva o come concausa prevalente» è diventata una realtà. E di fatto il fascicolo riparte da zero e quindi con la necessità di un ulteriore avviso di conclusione indagini. Se sotto un certo profilo la scelta potrebbe leggersi come un passo indietro, dall’altra ha rappresentato una necessità per il pool inquirente coordinato dal procuratore Ausiello. Il vero e proprio nodo giuridico è stato rappresentato dalla difficoltà nel sostenere l’accusa di omicidio colposo nei confronti di 23 indagati, tra i quali i vertici dell’azienda, gli ex sindaci di Vado (Carlo Giacobbe) e Quiliano (Nicola Isetta), il dirigente della provincia Vincenzo Gareri e della Regione Gabriella Minervini, senza l’identificazione delle presunte vittime. Un passaggio che era venuto alla luce già nelle settimane successive alle indiscrezioni sul deposito della consulenza dei tecnici incaricati da Granero e che al momento dell’acip sembravano essere tramontate.
A sostegno del lavoro dei magistrati savonesi potrebbe arrivare il dossier preparato dagli esponenti dei comitati anti carbone – in particolare dai medici di Medicina democratica – puntato su almeno un centinaio di cartelle cliniche di cittadini deceduti, secondo i tecnici di Md, per cause legate alle emissioni. Insomma, il lavoro della procura si annuncia difficile anche se i comitati potrebbero fornire una buona mano. La mannaia dell’archiviazione per l’omicidio colposo resta però incombente su questo filone. Ma l’attività di indagini, coperta dal massimo riserbo degli inquirenti, sarebbe già cominciata.