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Brevi considerazioni sulla presentazione di un libro

Lo scorso 13 maggio, come era stato annunciato dal sito di Radio Savona Sound, è stato presentato al teatro Chiabrera il libro che ho scritto su incarico dell’Istituto Storico per la Resistenza e l’Età Contemporanea di Savona e dedicato alla figura di Cristoforo Astengo.
Cristofìn Astengo, come ho cercato di raccontare nel volume, fu il capo, a Savona prima di Giustizia e Libertà e poi del Partito d’Azione: una figura bellissima, di grande carisma, che esercitò un’enorme influenza, in quegli anni lontani, sul giovane Sandro Pertini. Ma non solo: tra i suoi amici, in particolare, vi furono personaggi come Ferruccio Parri, Ernesto Rossi, Riccardo Bauer, Carlo Rosselli.
Ad una decina di giorni dall’evento, a mente fredda, come si suol dire, credo che sia necessario, da parte mia, esprimere alcune considerazioni sull’esito di quella giornata.
Innanzitutto, va detto, l’iniziativa non è nata sotto i migliori auspici. Colui che maggiormente ha voluto e desiderato la pubblicazione di questo libro, il Presidente dell’I.S.R.E.C. Umberto Scardaoni, ci ha lasciati lo scorso 28 marzo, stroncato da una malattia che lo ha progressivamente impedito nel fisico, allontanandolo da quell’Istituto cui aveva dedicato, con passione e competenza, gli ultimi anni della sua esistenza. È stato l’ex Sindaco Scardaoni a credere fortemente in questo progetto, entusiasmandosi dopo il rinvenimento delle lettere scritte da Cristoforo Astengo durante la prigionia, nel novembre del 2013, e dandomi subito l’incarico di scrivere una biografia su questo interessantissimo personaggio. Nel corso dei due anni della mia ricerca, Scardaoni ha seguito incessantemente la lavorazione del volume, dandomi più volte consigli e suggerimenti, chiedendomi più volte di accelerare, per quanto possibile, la conclusione della mia fatica, in modo da poter concludere il suo mandato da Presidente dell’I.S.R.E.C. potendo assistere alla presentazione del volume. Nonostante la gravità della sua malattia, ha voluto leggere con attenzione la bozza del mio libro, pagina per pagina, nota per nota, trascorrendo l’intero mese di dicembre del 2015 dedicandosi completamente a ciò che avevo scritto: e, alla fine – ci tengo a sottolinearlo – esprimendomi la sua soddisfazione per il lavoro svolto, non mi ha chiesto di “tagliare” una sola riga di ciò che avevo scritto né di modificare in alcun modo quanto avevo realizzato; da parte sua, invece, oltre a qualche correzione di alcune inesattezze, è venuta la richiesta di aggiungere altri paragrafi, altri capitoletti al volume, in modo da renderlo il più possibile completo ed esaustivo. E, come tutti sanno, un mese prima di andarsene, è riuscito addirittura a dettare le note di presentazione al libro: e che l’ultima cosa da lui realizzata sia stata dedicata proprio alla mia ricerca, oltre a riempirmi di emozione, dimostra ampiamente quanto egli credesse in questo progetto. Scardaoni non ha potuto esser presente al Chiabrera lo scorso 13 maggio; ma è riuscito comunque a veder terminato il volume, leggendolo totalmente, incaricando me e gli amici dell’I.S.R.E.C. di organizzare una presentazione che fosse degna del personaggio descritto nel libro.
Purtroppo, all’ultimo momento, non è riuscito ad esser presente al Chiabrera l’ex magistrato Mario Almerighi, per improvvisi problemi di salute, talmente gravi da costringerlo ad un immediato ricovero al Policlinico Gemelli a Roma per sottoporsi, d’urgenza, ad un delicato intervento chirurgico.
E non ha potuto prendere la parola il Sindaco di Savona Federico Berruti, presente in sala, e in prima fila, con gli assessori Elisa Di Padova e Paolo Apicella: secondo la Legge, infatti, i componenti della Giunta non possono prendere la parola nel corso di manifestazioni pubbliche nelle settimane precedenti le elezioni amministrative. Con la loro presenza, comunque, le istituzioni hanno offerto la necessaria ufficialità all’evento, rendendo contemporaneamente omaggio al Martire della Resistenza.
Se la presentazione è andata nel migliore dei modi, va detto, è stato merito, oltre che dell’I.S.R.E.C. e del sottoscritto, soprattutto dello staff di Radio Savona Sound, di Alfonso e Antonio Amodio, che, in virtù della loro esperienza, hanno dato un aiuto determinante al buon esito della manifestazione, occupandosi delle problematiche di tipo tecnico e comunicativo. E, ci tengo a sottolinearlo, grande passione è stata espressa dalle maestre Francesca Ottonelli e Roberta Pallotta, che hanno preparato e guidato i bambini delle tre quinte elementari dell’Istituto Comprensivo Savona I nell’esecuzione del canto “Oltre il ponte”, scritto da Italo Calvino nel 1958 e musicato da Sergio Liberovici, che ha concluso la presentazione del volume.
Il lato negativo della manifestazione – ci tengo assolutamente a sottolinearlo – è stato rappresentato dall’assoluto silenzio con cui gli organi di stampa cittadini si sono accostati a questa presentazione. Poco o nulla è apparso su Il Secolo XIX (se si escludono poche righe sintetiche copiate dal sito del Comune, omettendo come il libro fosse stato pubblicato sotto l’egida dell’I.S.R.E.C.) mentre un breve articolo è apparso su La Stampa (con l’indicazione errata del nome di Astengo, chiamato “Domenico” invece che “Cristoforo”). Perché ciò sia avvenuto, a parer mio, è assolutamente un mistero. Evidentemente non si è compresa l’importanza dell’iniziativa né si è voluto ricordare come questa manifestazione costituisse, formalmente, l’atto conclusivo del lavoro svolto da Umberto Scardaoni quale Presidente dell’I.S.R.E.C.
Ma, nonostante, ciò, la presentazione è stato un successo. Contro ogni previsione, potendo contare soltanto sul cosiddetto “passaparola” e sulla spedizione degli inviti via e mail e con la posta tradizionale, il Chiabrera si è riempito all’inverosimile, con i posti a sedere in platea e ai primi due piani occupati da coloro che erano intervenuti per assistere all’evento. E l’orario e la giornata scelti per svolgere la presentazione non erano assolutamente dei migliori: le 16,30 di un venerdì pomeriggio non consentono di certo a molti di presenziare a una simile iniziativa di stampo culturale, organizzata in orario lavorativo.
Credo che, davvero, tutto ciò debba far riflettere. Il fatto che si sia riusciti a raggiungere un pieno successo, con l’intervento di quasi cinquecento persone alla presentazione di un libro – e in condizioni di pressoché assoluto “silenzio stampa”, se si escludono alcuni siti internet – sta efficacemente a dimostrare quanto grande sia, nella nostra città, il desiderio, per non dir la fame, di cultura, di storia, di rileggere e ripensare gli eventi del nostro passato. Questa è stata indubbiamente “una notizia” ed il fatto che le pagine locali dei nostri quotidiani non ne abbiamo dato cenno appare, a mio parere, davvero sconcertante.
Come ho detto nelle note di presentazione del mio libro, tra l’altro, ho sottolineato come questo non sia “un romanzo”, ma piuttosto una ricerca storica, scritta in modo scientifico e sulla base di documenti originali, di fonti scritte coeve al periodo descritto nel libro.
Come ha sottolineato nella sua presentazione la dott.ssa Chiara Colombini – cui va tutta la mia gratitudine per il lavoro svolto e per quanto espresso di elogiativo, nei miei riguardi, al Chiabrera – questo lavoro è stato incentrato su un aspetto interessantissimo dell’antifascismo savonese sviluppatosi negli anni del Regime, e fin dal 1921, prima ancora dell’ascesa al potere di Benito Mussolini: quello della componente minoritaria, ma assolutamente influente, degli ex combattenti democratici, legati ai valori risorgimentali e patriottici, ma decisi avversari del fascismo e delle sue pratiche violente e repressive. Il libro, insomma, racconta la storia – e solo quella – di Giustizia e Libertà a Savona e del suo esponente di spicco locale.
Come lo stesso Umberto Scardaoni ha messo in evidenza nella presentazione scritta per il mio libro, lo scopo principale della pubblicazione è stato quello di dimostrare – se per qualcuno ve ne fosse stato bisogno… – che a Savona, così come nell’intero Paese, negli anni del Regime si fossero avuti più movimenti ideali e politici contrari al fascismo: da una parte, certamente, le organizzazioni politiche e sindacali a carattere comunista, dall’altra quelle che si identificavano negli ideali del socialismo (a Savona con personaggi come Italo Diana Crispi, Nino Bolla o Giuseppe Ferro) o del socialismo liberale (seguaci delle idee di Rosselli, come Cristoforo Astengo) e ai principi mazziniani (come Francesco Bruzzone, Giuseppe Musso o Pasquale Brunetti) o liberaldemocratici (come Silvio Volta o il povero Aldo Ronzello); per non parlare dei cattolici che, nella nostra città, con personaggi come Angelo Barile o Paolo Cappa o lo stesso Vuillermin, furono tenaci oppositori del Regime di Mussolini, quanto di tante belle figure di anarchici, oggi ingiustamente dimenticate.
A Savona, all’epoca città operaia e “proletaria”, come si usava dire allora, va assolutamente detto, la componente comunista era certamente maggioritaria: e non avrebbe potuto essere altrimenti, alla luce dell’efficacia della propaganda esercitata per molti anni dagli oratori fedeli alle idee marxiste. I sentimenti e gli ideali del comunismo avevano fatto breccia tra le fila dei lavoratori savonesi, tanto da far conquistare il Comune di Savona al Partito Socialista nell’ottobre del 1920, poi passato al P.C.d’I. appena tre mesi dopo, con due Sindaci come Mario Accomasso e Luigi Bertolotto.
Ma, accanto a questa componente maggioritaria, va ripetuto, ne sono anche esistite altre, come quelle rappresentata da Giustizia e Libertà, dai cattolici, dai repubblicani o dagli anarchici, che pur condividendo gli ideali dell’antifascismo, si proposero contemporaneamente, e chiaramente, come avversarie del comunismo. Il fatto che alcune di queste forze non ebbero poi che un minimo successo elettorale nelle elezioni amministrative del 1946 – il Partito d’Azione, a Savona, espressione certamente del ceto borghese, non raggiunse l’1% – non significa che non si debba cercare di studiare e analizzare, a livello storico, ciò che accadde. Esistettero più antifascismi, e ideologicamente l’un l’altro contrari o distanti: l’opposizione al Regime non fu solo espressione del Partito Comunista o del Partito Socialista. E negare questa circostanza, come qualcuno ancora oggi vorrebbe, sta solo a dimostrare mancanza di conoscenza, superficialità di giudizio, pressapochismo intellettuale.
In questi anni, va inoltre sottolineato, non si è mai tentato di compiere un’analisi approfondita, una ricostruzione storica seria di quel periodo. Il mio lavoro, in tal senso, costituisce soltanto un inizio di un percorso che dovrebbe, nei prossimi anni, portare allo studio di altri movimenti e di altre figure dell’antifascismo di allora. Finora, purtroppo, nella nostra città, si è operato in modo confuso, poco analitico, con esiti sconfortanti: nel corso degli anni, così, sono nati quasi dei “santini” e le figure dei Martiri dell’antifascismo sono state ricordate in modo poco rispettoso della loro memoria e del loro sacrificio, in assoluto contrasto, a volte, con quello che fu il loro pensiero, il loro agire, il loro esempio.
Ricostruire quel lontano periodo storico, dunque, a mio parere, è assolutamente necessario. Si deve cercare di uscire da una visione superficiale e di maniera di ciò che avvenne allora, senza timori di sorta. E si deve poter dire la verità, che piaccia o non piaccia: si deve poter ricordare che un grande esponente dell’antifascismo di allora, come Cristoforo Astengo, fucilato dai repubblichini al Forte della Madonna degli Angeli il 27 dicembre 1943, fu anche un anticomunista e un borghese. Può suscitare scandalo tutto ciò? Forse, ma solo agli occhi di chi non vuole assolutamente, a settant’anni di distanza da quegli eventi, accettare di ricostruire il percorso storico nella sua completezza, in modo obiettivo e scientifico, continuando a piegarlo a pregiudizi di tipo ideologico. E si deve rispettare la ricerca storica seria, basata sullo studio serio ed approfondito dei documenti originali, sulle fonti d’archivio.
E ancora, quando ci si accosta a simili figure si deve accettare, comunque, l’idea di una loro evoluzione politica, che possa averli condotti anche a mutare, in parte, le loro posizioni ideali originarie. Soprattutto, si devono contestualizzare gli eventi narrati e si deve cercarli di raccontare alla luce delle vicende di allora, cercando di comprendere e capire le atmosfere e le passioni di quei giorni. Un Cristoforo Astengo, pur attestato su posizioni di netta chiusura verso il comunismo, agì poi, concretamente, come elemento cospiratore di primo livello negli anni del Regime, nel tentativo di unire le varie anime dell’antifascismo savonese, riuscendo alla fine, nel 1943, a stringere ottimi rapporti anche con personaggi come Gin Bevilacqua e Giovanni Rosso, da sempre attestati su posizioni marxiste.
Cristoforo Astengo fu ricordato nei primi anni del secondo dopoguerra grazie all’opera dei suoi amici che erano sopravvissuti a quell’immane tragedia: Francesco Bruzzone, Angelo Barile e pochi altri. Poi, su di lui, calò il silenzio, nonostante la grandissima influenza che era riuscito ad esercitare su tanti giovani, e tra questi su Sandro Pertini, la cui formazione politica risentì certamente dell’amicizia avuta con l’avvocato di piazza della Maddalena. Si preferì non parlarne più, ricordandolo solo come il Martire del 27 dicembre del ’43, preferendo ricorrere a celebrazioni di maniera, tenute sempre più stancamente nel corso degli anni, senza mai cercare di ricostruire chi era stato veramente e quale fosse stato il suo concreto apporto alla lotta antifascista. E, tutto ciò, perché in vita era stato un borghese, ostile agli ideali del comunismo.
Spero, con il mio libro, di aver dato il mio contributo, seppur minimo, ad un percorso di analisi storica, che, è auspicabile, possa svilupparsi in futuro, permettendo di ricostruire gli eventi di quegli anni – davvero ormai lontani – in maniera obiettiva e scientifica.
                                                                           Giuseppe Milazzo
 
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