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Che fine faranno gli orfani di Di Tullio?

Anche se Sherwood sembra lontana, la notizia della vittoria di Cristina Battaglia alle primarie savonesi del Pd è arrivata in tempo reale. Una vittoria indiscutibile che rappresenta un buon segnale per il futuro della città. I savonesi hanno scelto una giovane donna, competente e dotata di un indubbio stile, che in una città borghese e nasina come Savona non guasta.
Livio Di Tullio, che immaginiamo dedito a leccarsi le ferite, ha combattuto una lunga e disperata battaglia. Contro il partito, contro Lady Cristina, contro la storia amministrativa di Savona che mai aveva avuto (e, a quanto pare, mai avrà) un sindaco del genere “militante addetto alle salamelle della festa dell’Unità”.
Di Tullio ha dichiarato che tornerà al suo lavoro alla Cgil. Ci domandiamo che fine faranno i tanti, i troppi che si sono improvvidamente esposti in una campagna elettorale che è parsa – almeno sotto il profilo degli schieramenti – una sfida all’OK Corral?
Con Di Tullio si era schierata tutta la giunta, con le sole eccezioni di Luca Martino e di Jorg Costantino, quest’ultimo deciso a smettere con l’attività amministrativa.
Che fine faranno il mite ma opaco Paolo Apicella, e la diligente ma evanescente Elisa Di Padova? E Sergio Lugaro, pronto a fondare un movimento pur di sostenere Di Tullio? E la brava Isabella Sorgini? E Franco Lirosi (sei mandati in Comune, praticamente un record da prima repubblica), che ora dovrà fare i conti con il foglio di via emesso dal trionfante segretario del Pd Fulvio Briano?
E che fine faranno i non pochi dipendenti comunali, operatori dell’economia e della cultura, registi e attori e musicisti e associazioni che si sono spesi per tirare la volata al vicesindaco?
Da questo punto di vista Di Tullio può tirare un sospiro di sollievo.
Non avrà nessuno da accontentare.

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