Cultura e Spettacoli

Molteni ospite di "Savona libri" racconta "L'ultima notte di Tenco"

Savona. Sanremo, Hotel Savoy, tra la notte del 26 e 27 Gennaio del 1967. Il colpo di pistola non l’ha sentito nessuno. Eppure deve esserci stato; in quella camera 219 dell’Hotel Savoy. O da qualche altra parte. Esploso da una pistola silenziata, oppure no. Questo testo tenta di raccontare della notte. O, meglio, quell’ultima ora che vede un grande artista di fronte al proprio tormento, alla rabbia, alla solitudine.
L’ultima ora di vita di Luigi Tenco diventa dunque il pretesto per un’indagine sulla sua vita e il suo carattere, sulla sua arte e le sue idee Tenco è parte della nostra cultura profonda. E’ un uomo che ancora ci parla, nonostante sulla sua fine vi siano ancora dubbi e incertezze. Tutto questo è raccolto con scrupolo e molti dettagli nel libro del giornalista savonese Ferdinando Molteni “L’ultimo giorno di Luigi Tenco” e pubblicato da Giunti.
Lo presenterà oggi pomeriggio alle 17 a “Savona Libri” la rassegna ideata da Paola Savella di Espansione Eventi. Il libro, se non contiene la verità definitiva sulla fine di Tenco, contiene alcune novità decisive. Ferdinando Molteni, fonti e testimonianze alla mano, smonta il mito del cadavere di Tenco rimosso e riportato nella stanza 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo. Dimostra che Tenco morì su una strada sterrata, forse dentro la sua auto, non lontano dall’albergo. E che non era solo. Con lui c’era almeno una persona. Ma forse quattro. E, tra queste, la cantante Dalida. E che da qualcuno di questi fu portato nella sua stanza, mentre Dalida andava a cambiarsi l’abito, probabilmente sporco di sangue.
Non solo, nel libro si dimostra che Tenco possedeva non una ma due pistole e, soprattutto, che non aveva alcuna intenzione di togliersi la vita. Si dimostra, infatti, come il cosiddetto biglietto d’addio sia da contestualizzare in modo diverso e che non sia, appunto, un biglietto d’addio.
L’autore dimostra inoltre che il commissario di polizia Arrigo Molinari fu complice del clan che tutelava gli interessi di Dalida, guidato dal potente ex marito Lucien Morisse. E dimostra, anche, che nessuno vide in televisione Luigi Tenco cantare quella sera, perché quando lui cantò le telecamere della Rai erano già state spente. Mentre per molti anni si disse il contrario. E molti dissero di ricordarne l’esibizione.
L’autore ricostruisce, tra le altre cose, la scia di sangue che dalla morte di Tenco passa per il suicidio di Morisse nel 1970 e quello di Dalida nel 1987, fino a giungere al misterioso omicidio del commissario Molinari nel 2005. Questo libro racconta, dunque, l’ultimo giorno di vita di Luigi Tenco, minuto per minuto. Anzi, a dire il vero, ne racconta l’ultima settimana che va da domenica 22 gennaio, giorno dell’arrivo di Luigi a casa sua, a Recco (Genova), fino a sabato 28 gennaio, giorno del suo funerale e della finalissima di Sanremo.
In questo libro l’autore ha cercato di mettere ordine nei fatti accaduti a Sanremo, soprattutto nella notte fatale tra il 26 e il 27 gennaio. E lo ha fatto partendo, per una volta, dalle fonti: i primi pezzi scritti a caldo dagli inviati, le prime inchieste uscite qualche giorno dopo sui settimanali, le poche testimonianze filmate, i rapporti della polizia. Ha consultato addirittura i resoconti metereologici e le scalette dei programmi televisivi e radiofonici della Rai.
Non solo. Nel libro si racconta tutto di quel Festival, le rivalità e le meschinità, il cinismo e gli interessi, Claudio Villa e Modugno, Little Tony e gli Hollies di Graham Nash, la conduzione di Mike Bongiorno e Renata Mauro e, fin nei dettagli più singolari, il matrimonio della popstar americana Gene Pitney a Ospedaletti, che coincise con il funerale di Tenco a Ricaldone.

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