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Maurizio Molinari incontra i savonesi

Savona. “Se vogliamo vincere la guerra contro questo terrorismo dobbiamo capire chi è il nemico da combattere, e per capirlo non possiamo sposare le pratiche e le tattiche del passato”. Questa in sintesi la disamina del direttore de La Stampa Maurizio Molinari ospite questo pomeriggio, era la sua prima uscita a Savona da direttore del quotidiano torinese, della sala rossa dell’Unione Industriali di via Gransci.
Tema dell’incontro moderato dai giornalisti Gilberto Volpara e Cristiano Bosco era “Il ruolo dell’Italia nello scacchiere globale”. Per spiegare cosa sta accadendo in questi giorni in Europa e a Bruxelles sotto attacco del Daesh, Molinari ha detto:”Si tratta di una guerra, di un confronto tutti interni al mondo islamico e alla sua parte preponderante sunnita. Una minoranza sunnita, oscurantista, violenta e fanatica è la parte integrante dello stato islamico. Da una parte sta conducendo una guerra contro la maggioranza dei paesi musulmani che vorrebbero una società più aperta e più vicina all’occidente, dall’altra parte sta conducendo una lotta per il potere e la sottomissione delle varie parti di quel mondo che va dal Mediterraneo e attraverso Israele, Palestina, Siria e i vari deserti arriva fino all’Iraq. Una composizione di territori che si riassume in un unica patria orientale molto sentita da quelle popolazioni”. Molinari ha poi detto: “Daesh per una consuetudine culturale del mondo arabo e per sottomettere le varie entità del deserto e dei paesi in cui si trova esercita prove di forza uccidendo gli occidentali a casa loro e dimostrando così di essere più forte”. Come si può affrontare quindi il rischio terrorismo?” In due modi – ha spiegato Molinari – in primis creando una coscienza civica più marcata nei paesi europei.
Quando chiunque osserva comportamenti sospetti deve abituarsi a chiamare la polizia che verificherà quanto e come sono tali, il secondo piano sarà quello più complesso di eradicare la minaccia terroristica. La Russia sta svolgendo in questo senso in Siria, grazie anche ad un vuoto di influenza americana in Medio Oruente, dovuto ad una minore dipendenza degli Usa dal petrolio del golfo, una grande azione politica e militare.
Da una parte, interpretando i sentimenti delle popolazioni locali, con massicci bombardamenti e difendendo il presidente Assad, dimostra di essere fedele ai propri alleati e questo da quelle parti è un valore e dall’altra parte dimostra di difendere il mondo cristiano – ortodosso dalla jhiad prevalente in questo momento e anche questo è fonte per i rissi di prestigio.
Ma questa azione va a indebolire quelle fazioni minoritarie che si battono per una democrazia liberale all’occidentale e non ha scalfito più di tanto le basi dell’Isis nella regione. Isis che a parole trova oppositori in Stati vicini come l’Arabia Saudita, l’Iran o la Turchia neo ottomana, ma nei fatti spesso gli interessi di questi stati che pure l’Isis vorrebbe abbattere spesso coincidono con quelli del Califfato ed è per questo che con pochi uomini può difendersi dai vari nemici che lo circondano. Oltre al fatto che almeno il 50% delle risorse petrolifere viene incassato dal califfo e rappresenta la maggior fonte di suo approvvigionamento”
Ma come è nato l’Isis?”Da errori commessi in passato dalle potenze regionali ma anche dagli Stati niti. Fu un errore mandare i soldati in Iraq per la seconda guerra del golfo – ha commentato Molinari – ma fu anche un errore per Obama ritirarli. Se Alqueida è stata sconfitta sul piano militare il saldarsi tra elementi del partito di Saddam deposto e giustiziato e elementi un tempo fedeli ad Osama Bin Laden ha fatto sì che nascesse il 29 giugno di due anni fa quel califfato che Ataturk nel 1924 aveva cassato attirandosi le antipatie e le ire dei fratelli musulmani egiziani dal 1928 in avanti”. Molinari ha poi parlato dell’esperienza editoriale che si sta aprendo con l’incontro tra Itedi, l’editore che controlla Stampa e Secolo XIX e il gruppo L’Espresso che controlla La Repubblica.
Il direttore ha rassicurato in merito alla sopravvivenza della varie testate e alla loro autonomia: “Non solo Stampa, Secolo, Repubblica continueranno ad esistere – ha detto – ma in un quadro di una piattaforma orizzontale, conosceranno maggiore diffusione, prosperità e anche una qualità superiore nei contenuti. Un domani mentre i grandi quotidiani faranno informazione di alta qualità e approfondimento le notizie che solitamente trasmette la Tv, andranno a mo di rullo sui siti web”.

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