Musica

Oggi sono 22 anni senza Fabrizio De André, il cantautore dei dimenticati

Cosa avrebbe potuto fare alla fine degli anni Cinquanta un giovane nottambulo, incazzato, mediamente colto, sensibile alle vistose infamie di classe, innamorato dei topi e dei piccioni, forte bevitore, vagheggiatore di ogni miglioramento sociale, amico delle bagasce, cantore feroce di qualunque cordata politica, sposo inaffidabile, musicomane e assatanato di qualsiasi pezzo di carta stampata? Se fosse sopravvissuto e gliene si fosse data l’occasione, costui, molto probabilmente, sarebbe diventato un cantautore. Così infatti è stato.”

È così che Fabrizio De André ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a diventare il cantore per eccellenza degli ultimi e dei dimenticati.
Nato a Genova Pegli il 18 febbraio 1940, riceve la sua prima chitarra a quattordici anni e incomincia a prendere lezioni dal maestro colombiano Alex Giraldo. Un anno dopo, partecipa per la prima volta a uno spettacolo di beneficenza al teatro Carlo Felice, ma inizia a esibirsi ufficialmente suonando il banjo-chitarra nel gruppo “The Crazy Cowboy and Sheriff One”.

A vent’anni, insieme a Clelia Petracchi, compone la sua prima canzone: “La ballata del Miche”. Negli anni del dopoguerra, conosce Paolo Villaggio, che diventerà un suo intimo amico.

Successivamente, dopo essere andato via di casa a diciotto anni per i difficili rapporti con il padre, frequenta alcuni corsi di Lettere, di Medicina e infine Giurisprudenza, che lascerà a pochi esami dalla laurea a causa dei primi contratti discografici.
Il suo primo disco, contenente il singolo “Nuvole Barocche” esce nel 1958, seguito da altri 45 giri, ma la svolta artistica avviene quando incide con Mina “La Canzone di Marinella”, che diventa un grande successo.

Nel 1962, sposa Enrica Rignon e, nello stesso anno, nasce il figlio Cristiano.
La denuncia dell’ipocrisia della società bigotta e borghese inizia a farsi sentire in canzoni come “La Guerra di Piero”, “Bocca di rosa” e “Via del Campo”.
Nel 1974, conosce la cantante Dori Ghezzi e tre anni dopo nascerà la loro figlia Luvi. I due innamorati vengono rapiti, la sera del 29 agosto 1979, dall’anonima sequestri sarda, tenuti prigionieri per quattro mesi e liberati dietro il versamento del riscatto, in buona parte pagato dal padre Giuseppe.

La consacrazione artistica internazionale arriva nel 1984 con “Crêuza de mä”, dove il dialetto ligure abbraccia le peculiarità e le caratteristiche di quella terra sempre cara al cantautore.

L’11 gennaio 1999 Fabrizio De André muore a Milano, stroncato da un male incurabile. I suoi funerali si svolgono il 13 gennaio a Genova: erano presenti oltre diecimila persone.

Le minoranze, gli ultimi e gli emarginati sono sempre stati al centro dei testi dei suoi discorsi e delle sua canzoni, così come della sua vita. Storie di prostitute, di poveri, di persone trans. Ecco che, gli esseri umani da tutti considerati uno scarto di società e oscenità, divenivano per la mente e la penna di De André “anime salve”.

Sono tantissimi i premi e i riconoscimenti che ha conseguito nell’arco di tutta la sua esistenza, così come la sua importanza e le influenze che ha portato all’interno del cantautorato italiano, ma in generale di tutto il panorama musicale.
Senza questa “mania occidentale” di elencare tutte “le vittorie, a cui inevitabilmente corrispondono inevitabili sconfitte”, oggi vogliamo ricordarlo così: una vita preziosa passata dalla parte di chi viaggia in direzione ostinata e contraria.

Sara Grasso

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